In questo lunedi di Pasquetta, giornata di sole e caldo qui da noi in Puglia, ho come l’impressione di essere l’unica persona sulla faccia della terra ad essere rimasta in città. Il mio maritino si è ammalato e, con il suo 38 e mezzo di febbre, non posso certo trascinarlo in mezzo alle campagne a fare la carne alla brace (cosa che desidero ardentemente in questo momento).

Comunque, mi sembra il momento propizio, di silenzio, calma e pace mistica, per scrivere la prima puntata del mio romanzo curvy!

Buona lettura a Voi tutti!

CAPITOLO I – prima parte – Il colloquio

<< Stava frugando nell’armadio ormai da più di venti minuti: magliette, calzini, jeans e mutande erano sparpagliati per la stanza come se ci fosse appena stata un’esplosione nucleare. Era un bel pomeriggio d’Ottobre, le giornate erano ancora miti, un tiepido sole faceva capolino dalla finestra. In fine, eccola lì, tirar via la testa dall’armadio, con i capelli tutti arruffati e l’aria imbronciata. Anna era una ragazza disordinata, senza alcun dubbio, e lo riconosceva lei stessa, ma nel suo disordine, di solito, riusciva sempre a trovare le cose che cercava. Si sistemò i capelli, una bella massa castana lucente, con riflessi ramati, poi disse tra sè “Dove diamine l’ho messo?“. Svuotò ancora due cassetti senza ottenere alcun risultato quando, alla fine, ebbe come una folgorazione e tutto fu chiaro. Corse dall’altra parte della stanza, all’armadio del suo compagno, Alessandro. Erano i classici due opposti che si attraggono: lei un vulcano di idee, irrequieta e folle, sempre appassionata a qualcosa, disordinatissima e impulsiva; lui calmo e pacato, sempre con la schiena bella dritta e quei modi di fare gentili ma autoritari, impeccabile con i suoi completi sempre stirati, i capelli perfettamente in ordine e quel sorriso disarmante e sincero che l’aveva fatta innamorare. Vivevano assieme ormai da circa due anni e tutto filava incredibilmente liscio.

Ricordò di avergli affidato il suo tailleur per le grandi occasioni. “Conservalo tu” gli aveva detto “Se lo tieni nel tuo armadio di sicuro rimarrà pulito e stirato, nel mio sarò fortunata se lo ritrovo” aveva aggiunto. Lui aveva riso e aveva scosso la testa in segno di rimprovero e poi, aveva preso in consegna il tailleur della sua fidanzata. Anna riuscì dunque a recuperare ciò che stava cercando. Sollevò il completo gonna e giacca in alto, per poterlo osservare con attenzione. L’ultima volta, lo aveva indossato per la sua Laurea, circa sei mesi prima e, nel frattempo, era ingrassata, ancora. Fece una smorfia, una morsa le prese lo stomaco, la paura che non le entrasse più la paralizzò, era l’unica cosa che aveva da mettere per l’importante colloquio di lavoro che si sarebbe tenuto da lì a due ore. Era la sua occasione e non voleva sprecarla per nessuna ragione al mondo. In quell’era di crisi economica, dopo la sua brillante Laurea in psicologia del lavoro, aveva avuto non poche difficoltà ad essere anche solo presa in considerazione per un colloquio presso una grande azienda ma, alla fine, ce l’aveva fatta. Il posto per il quale si candidava era all’interno del dipartimento risorse umane, non si liberava spesso un posto del genere.

Provò il tailleur, preoccupata. “Entrami, entrami, entrami, entrami, entrami!” Mugolava, tra sè. Il tailleur, miracolosamente, obbedì. Certo, era alquanto stretto e il bottoncino della gonna dava chiari segni di cedimento, ma lei tirò la pancia in dentro  e corse alla ricerca del body contenitivo. Anna non era mai stata magrolina, dall’età di quindici anni aveva iniziato a sentirsi diversa dalle altre sue coetanee: lei era quella più pienotta, l’amica fidata, l’amica bruttina, non la bella ragazza a cui tutti vanno dietro. Un giorno però, aveva incontrato un ragazzo di nome Alessandro che aveva visto molto più di qualche rotolino di ciccia in lei, e l’aveva amata, da subito, incondizionatamente, adorando ogni centimetro del suo corpo. Erano stati insieme per cinque anni e poi avevano deciso di prendere un appartamento e andare a convivere. Nel frattempo, anno dopo anno, Anna metteva sù un kilo dopo l’altro. Proprio non riusciva a fermarsi! Di sicuro contribuivano gli studi universitari, che la costringevano ad ore ed ore di immobilità, ma anche il fatto di essersi, in un certo senso, sistemata, la faceva sentire al sicuro, e aveva fatto sì che si lasciasse un pò andare.

Anna era arrivata a non piacersi più da un pò. Ma non ne aveva fatto parola con nessuno. Il suo obiettivo, adesso, era trovare un buon lavoro. Così, indossò la giacca che, “ahi!” tirava sulle maniche all’altezza delle braccia, – niente di grave, doveva solo ricordarsi di non alzarle, – e imboccò la via per la metro. Ora doveva scrollarsi di dosso ogni sorta di negatività e qualsivoglia pippa sul suo stato fisico, e doveva concentrarsi su quel colloquio, la grande occasione della sua vita. Giunta alla giusta fermata ricontrollò l’indirizzo e guardò l’ora. Pochi passi e si ritrovò dinanzi l’imponente edificio a vetri dell’azienda. Chiuse gli occhi, inspirò forte, strinse i pugni, sudati, poi si ricompose ed entrò con passo sicuro. >>

Vuoi sapere come prosegue? Vai alla prossima puntata! 😉

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