Romanzo Curvy a Puntate

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II parte del CAPITOLO I: “Il colloquio”

<< Nella sala d’aspetto notò subito due stangone con le gambe lunghissime, un vitino da vespa e l’aria di chi sa che con la propria bellezza può ottenere tutto ciò che vuole. Una in particolare era quasi ipnotizzante, indossava un abitino grigio molto corto che però, su di lei, non appariva volgare, calze nere e tacchi molto alti. Aveva un viso piccolo e ovale dai lineamenti molto delicati, i capelli biondi, le labbra carnose… E poi aveva quella luce. Quella luce negli occhi che Anna sapeva non avrebbe mai avuto. La luce dell’autostima, della sicurezza, la consapevolezza che in quella stanza non ci fosse nessuno migliore di lei, nemmeno l’altra stangona. Quella luce negli occhi già bastava da sola a far girare tutti per guardare nella sua direzione. Era un esemplare da corsa, una tosta. Nessuno avrebbe avuto quel posto se non lei.

Anna sapeva di non avere alcuna speranza. Si arrabbiò con il destino che le aveva fatto incrociare una così sul suo cammino. Era proprio sfortunata, si disse, ovunque andasse, c’era sempre una così, una inarrivabile, una che attirava le attenzioni di tutti, che avrebbe potuto far fare agli uomini tutto quello che voleva. Poi si chiese se la colpa fosse realmente del destino e se il ricondurre tutti i suoi fallimenti alla stangona di turno non fosse solo un modo per sentirsi meglio e non farsi altre domande. Chissà, magari era lei a sbagliare qualcosa, forse urgeva un bell’esame di coscienza per iniziare a lavorare su sè stessa. Scacciò subito tali pensieri. Poteva lavorare su sè stessa quanto le pareva, ma finchè si fosse trovata davanti una così, a concorrere per la stessa posizione, non avrebbe mai avuto speranze. Le apparenze contano, si ripeteva Anna, contano eccome!

Eppure, in occasione di quel colloquio, aveva passato tutto il pomeriggio a “farsi bella”: aveva tirato via tutti i peli da gambe e braccia (manco avesse un appuntamento galante), aveva indossato il tailleur della laurea (dopo averlo finalmente trovato), aveva stirato i capelli per bene, osservando il suo sguardo emozionato e spaventato allo specchio. Non aveva mai lavorato in una vera azienda, per lo meno non una che non fosse un call center con sette dipendenti… Aveva studiato un make up non troppo pesante, che però mettesse in risalto gli occhi e le facesse sembrare il viso meno tondo e si era fatta, la sera prima, una french manicure, mentre guardava la tv. Aveva poi indossato il suo sorriso migliore, quello della ragazza paffuta si, ma sicura di sè e anche umile. Ma ora cominciava a sentirsi una perfetta idiota. Inoltre la giacca del tailleur le tirava, sulle braccia, e quindi si sentiva anche scomoda, oltre che tesa e molto poco a suo agio.

 

Finalmente sentì il suo nome e fu chiamata nell’ufficio del capo delle risorse umane. Era un uomo. Fantastico, qualsiasi barlume di speranza era andato definitivamente perso. – “Buongiorno” Balbettò Anna, ma il suo tono di voce non era nè fermo, nè alto, nè sicuro. Strinse la mano al tizio, un bel tizio, per essere precisi. Un bellissimo esemplare di uomo sui trentacinque anni, giacca e cravatta, sguardo fiero e sicuro, occhi neri e decisi. Il classico manager importante, le incuteva non poco timore. -“Si accomodi.” Le ordinò. Anna si piegò per prendere posto sulla sedia posta dinanzi alla scrivania e, proprio nel momento in cui i suoi abbondanti glutei toccarono la morbida imbottitura della sedia, sentì nettamente e distintamente (e potè giurare che lo sentì anche il bellissimo manager delle risorse umane) uno strappo. La gonna! Pensò, d’istinto, e la sua mente cominciò a vorticare, frenetica: cavoli, la gonna era troppo stretta, lo sapevo. Cavoli. E adesso? E adesso? Lui se ne è accorto? Mi guarda in modo strano… Perchè mi guarda così? Come farò ad alzarmi da questa sedia? Speriamo che il danno non sia troppo evidente… Oh, cavoli!

-“Signorina Tessi? Signorina Tessi?” Si riprese dal terrore, solo per accorgersi che il tizio la stava richiamando, probabilmente da molto, a giudicare dalla sua faccia perplessa. -“Signorina, va tutto bene? E’ diventata bianca e non ha risposto alla mia domanda” Disse l’uomo. Anna cercò di rilassarsi, di non pensare allo strappo. Sorrise.

-“Va tutto bene, mi scusi. E’ solo che qui dentro c’è stato uno sbalzo d’aria per me, sono molto sensibile agli sbalzi di temperatura, mi è girata un pò la testa. Le chiedo ancora scusa. Possiamo procedere.” Disse, tentando di giustificarsi.

-“Bene” Disse quindi lui, con aria diffidente. “Le avevo chiesto di parlarmi un pò delle sue precedenti esperienze lavorative” Aggiunse, riprendendo il filo del colloquio.

Anna rispose a tutte le sue domande cercando di mostrarsi sicura e competente. Sorrise disinvolta come se il momento di alzarsi dalla sedia non dovesse mai arrivare, parlò dei suoi brillanti risultati accademici e di come, anche durante gli studi, avesse sempre lavorato e si fosse data da fare per accumulare esperienza. Ma quel momento arrivò. Arrivò quando il giovane uomo le strinse la mano, ringraziandola, e promettendole notizie future in merito al posto di lavoro. Anna ricambiò la stretta e si alzò in piedi. Fino a che fosse rimasta con le spalle rivolte verso la porta, lui non avrebbe potuto vedere lo strappo. Mentre gli stringeva la mano, tastò l’entità del danno con l’altra. Pareva proprio un brutto squarcio, in verticale, sulla cucitura, lungo circa cinque centimetri. La gonna era nera e sotto Anna portava un paio di collant color carne. Sarebbe stato impossibile non accorgersi dello strappo. Mentre salutava il manager e tastava la gonna, le vennero le lacrime agli occhi. Non aveva idea di come sarebbe uscita da quella situazione, se non attraverso un’umiliazione totale. Di sicuro, quel posto non sarebbe mai stato suo. >>

Vuoi sapere come prosegue? Vai alla prossima puntata! 😉

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