20/06/2013

Il nostro primo vero giorno a San Francisco! Abbandoniamo il motel vicino all’aeroporto e con la BART, la Bay Area Rapid Transit, una sorta di metro esterna, giungiamo al centro della città. Scendiamo alla fermata Powell St., qui c’è anche un bel Visitor Centre, dove sono molto gentili e dove facciamo scorta di depliant, mappe e guide. Qui, compriamo anche il MUNI Passport, che useremo il giorno dopo e che ci consentirà di spostarci liberamente su tutti i mezzi di trasporto pubblici della MUNI, inclusi i famosi cable car, al costo di $ 14 a testa.

Appena imboccata Powell St., subito vediamo i caratteristici Cable Car, che qui hanno uno dei loro capolinea, e vediamo anche la gente in fila che aspetta per poter vivere quest’esperienza. E’ una fila lunghissima, riflettiamo sul fatto che forse non ne vale tanto la pena, avendo solo due giorni a disposizione, rimanere in fila per un’ora, fermi, per un giretto… Fotografiamo i cable car e proseguiamo verso Union Square. Ci sono tantissimi negozi, tanti taxi gialli, tante bandiere americane che svolazzano issate nel cielo. A Union Square, ci fermiamo per ammirarne la vastità, l’obelisco e i palazzi tutt’intorno, subito noto SAKS, TIFFANY, MACY’S…

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Decidiamo di andare a pranzo in un posto di cui avevo letto in un diario di viaggio, LORI’S DINER, tipica tavola calda americana, in stile anni ’50, dove strafochiamo come maialini un maxi hamburger con pancetta, formaggio e patatine fritte, e dei gustosissimi anelli di cipolla fritti. Fatichiamo a finire tutto perchè qui le porzioni sono davvero abbondanti! Tutto buonissimo, comunque!

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A pancia piena, ci dirigiamo verso Chinatown, il nostro hotel si trova proprio di fianco alla famosa porta cinese, ed è infatti gestito da cinesi. Si tratta dell’Hotel Astoria, di cui non avevo letto proprio delle belle cose su TripAdvisor, infatti ero un pò preoccupata, e invece non ce ne era bisogno. Certo, non era un hotel di lusso, nè il personale brillava per gentilezza, nè l’ascensore era rassicurante a causa di tutti quegli strani rumori inquietanti… Le camere erano spoglie e un pò vecchie e a chiudere la porta c’era solo un lucchetto di quelli che si usavano un tempo… Però eravamo nel cuore della città, la camera era grande e pulita e l’abbiamo pagata pochissimo!

Lasciamo i bagagli e ci addentriamo in Chinatown. E’ il paradiso dello shopping economico. Si trova veramente di tutto: dai souvenir di SFO, ai tè cinesi, per passare dal cibo tipico, fino ai cappellini di peluche con le orecchie lunghe e le teste di vari animali, vestiti, valigie, tecnologia, gioielli… c’è di tutto! Compriamo qualche calamita e qualche cartolina e veniamo colti da un senso di stordimento terribilmente opprimente.

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A me gira la testa, Ale ha gli occhi rossi, sembra abbia appena finito di fumarsi un cannone! E’ il fuso orario, unito alla stanchezza non ancora del tutto smaltita. Ci prende male, ma decidiamo di tenere duro e di proseguire, perchè tornare in camera significherebbe dormire ora e stare svegli di notte e non mettersi mai in pari con il jet lag. Ci fermiamo però a prendere un tazzone di caffè e ci sediamo un pò. Inutile dire che il caffè è acqua, e nutro veramente poche speranze che ci aiuti in qualche modo, e invece, dopo il caffè, ci sentiamo entrambi meglio e proseguiamo con la camminata lungo Chinatown.

Alla fine giungiamo all’incrocio con la Columbus Avenue e, stanchi di camminare (SFO è un continuo di salite ripidissime e discese), prendiamo il bus num.30, che ci lascia in prossimità di Ghirardelli Square e, finalmente, vediamo per la prima volta la Baia di SFO, l’Oceano Pacifico, e il Golden Gate Bridge in lontananza. C’è una piccola spiaggia, dove ci fermiamo a goderci romanticamente il tramonto. Ci sono degli strani gabbiani impertinenti e curiosi che non hanno affatto paura e anzi si avvicinano in cerca di cibo. Ridiamo molto assistendo  alla scena di un gabbiano che ruba, col becco, ad un cinese, la cannuccia del suo milk shake, lasciato un attimo in terra, per il tempo di una foto…

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Ci alziamo e percorriamo tutta la Marina, piena di negozietti e ristoranti di pesce, fino a giungere al Fisherman’s Wharf. Fa un freddo cane. Tira un vento gelido e incessante che si parcheggia nel cervello. Ora capisco il perchè di tutti quei cappellini di peluche con le orecchie lunghe in pieno Giugno! Ci rifugiamo in un museo gratuito di antiche macchine da gioco. Tornati all’esterno, ci fermiamo ad uno dei tanti chioschetti che vendono la famosa zuppa di granchio, servita in una ciotola di pane svuotato. Il granchio è la prelibatezza del luogo. La zuppa è calda e ci sta tutta, considerando che si gela, ed è deliziosa! Veramente. I gabbiani ci guardano con aria vorace, ma la zuppa è nostra, non l’avranno! Sono inutili tutte le loro tattiche di accerchiamento.

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Alla fine, decidiamo di tornare in albergo. Fa freddo e siamo davvero stanchi morti. Riprendiamo l’autobus e andiamo a nanna!

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