E’ di ieri la notizia di un ragazzino di 14 anni che si è buttato da un balcone, disperato e solo, perchè gay.

Un suicidio che poteva tranquillamente essere evitato. “Tutti mi deridono” ha lasciato scritto. Può sembrare una cosa da ragazzini, una boiata, un gioco… Ma chi è oggetto di certi “scherzetti” e derisioni non la pensa così.

Nel 2012, nel Regno Unito, una ragazzina di 14 anni si uccide perchè ritenuta troppo grassa.

Potrei andare avanti… La rete è piena di queste vicende, basta cercare. Ragazze e ragazzi che decidono che la loro vita non vale le pena di essere vissuta. Non vale la sofferenza inflitta molto spesso dagli stessi coetanei e, si sa, a quell’età, si può essere spietati.

Gli adulti spesso tacciono. Pensano ma non dicono. Oppure la tirano lì, sotto forma di battutina innocente. Ma dalla bocca dei ragazzini può uscire davvero di tutto.

Che tu sia gay, grassa, brutta, bassa, emo o dark… o che tu appartenga a qualsiasi minoranza, anche razziale, sarai oggetto di critiche e di derisione. Ci vuole una pellaccia molto forte. E superare la fase dell’adolescenza, certo, non è facile.

Quando si sentono certe notizie al tg, spesso sento il genio di turno esclamare: “Eh, che esagerazione! Perchè sei racchia, ti butti dal balcone? Ma dai, ma vedi un pò sta povera scema!”

Il genio in questione non capisce che il punto non è quello di essere racchia, o grassa, o gay…

Se questi ragazzi vivessero da soli, cioè non a contatto con persone stupide e dalla bocca larga, starebbero benissimo. Quindi il punto non è la ragazzina che si guarda alla specchio e pensa: “Oddio, sono orribile: ora mi butto!”, il punto sono gli ALTRI!

Sono gli altri che creano le minoranze, sono le maggioranze che creano isolamento, che creano i ghetti e ci rinchiudono quelli con la pelle troppo rossa, o troppo scura…

Un 14 enne è nell’età in cui ognuno di noi cerca, in maniera molto precaria, di costruire il proprio carattere, di individuare l’immagine di sè, di costruire una propria personalità. E’ un’età delicata e bellissima, se vissuta serenamente, e con una guida. Ma quella di un 14 enne preso di mira, di un 14 enne appartenente ad una minoranza, può essere una vita d’inferno. L’unica che egli conosce, in quel momento. Una vita in cui ogni giorno è costretto ad alzarsi e ad andare a scuola, in una classe che non si è scelto, e dove magari lo aspetta qualche bullo prepotente e sfottente. Ogni giorno, deve attraversare il cortile e l’atrio della scuola, dove di sicuro c’è qualche altro cretino che lo prenderà in giro. Ogni giorno deve fare la strada di casa dove chissà chi altri incontrerà. Il 14 enne non è libero di dire: “Basta! Cambio vita, cambio compagnie!” Il 14 enne è prigioniero e vittima delle torture psicologiche che subisce ogni giorno e che lo logorano da dentro, rendendolo incapace di reagire. In più, spesso, se appartenente ad una minoranza, è solo. Gli altri come lui forse si nascondono per non essere derisi, o forse sono in altre città, altre scuole. O forse semplicemente non vogliono mischiarsi a lui perchè si sono costruiti una maschera che li protegge. Così il ragazzo è solo, e di solitudine, si sa, si muore.

Mi dispiace un casino per queste vite spezzate. Soprattutto perchè, se solo avessero avuto una guida, un mentore, qualcuno che gli fosse stato realmente vicino, non sarebbe accaduto nulla di tutto ciò.  Mi dispiace davvero. Riposate in pace.

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