Ed eccoci nuovamente a parlare di discriminazione ponderale. Questo è il terzo post dedicato all’argomento con l’aiuto dei vostri contributi, delle vostre esperienze.

Come sempre, lascerò che siano i vostri racconti a parlare da soli.

Ricordiamo solo, a chi si affaccia per la prima volta a questi post, e per chi non lo sapesse, che la discriminazione ponderale è una discriminazione basata sul peso e, di conseguenza, sull’aspetto fisico, di una persona.

In particolare, in questo post, ho voluto focalizzare l’attenzione sui racconti di donne discriminate in un ambiente lavorativo, sia in sede di colloquio, quindi conoscitiva, forse la peggiore in questo senso, sia giorno per giorno, nel proprio ufficio, nel proprio ambiente, una vera e propria azione di mobbing.

Teresa mi scrive in proposito: “era da un po’ che cercavo lavoro e quindi inviamo il mio cv ad annunci che potevano bene o male interessarmi. Un giorno mi contatta un uomo per fare il colloquio come segretaria, stabiliamo giorno ed ora e mi reco. Appena entro noto che mi guarda in modo strano ma poco mi importava. Iniziamo a parlare e ad un certo punto se ne esce dicendo “sa Signorina lei non rispetta i nostri canoni fisici” presa dalla rabbia rispondo che “se stava cercando una ragazza porno doveva cercare altrove”… Preciso che non era un colloquio in una casa di moda dove magari ci potrebbero essere dei canoni da rispettare…

Laura ci racconta: per anni ho faticato a trovare lavoro, poi ho fatto domanda in un posto dove il mio direttore è un armadio… E mi hanno assunta! Ci prendiamo in giro a vicenda x le nostre stazze, ma il mio contratto è stato confermato perché hanno visto le mie capacità! In questo caso il mio ‘culone’ ha portato bene!!!!

Martina confida:ho sempre desiderato lavorare nell’ambito del turismo, in particolare conosco bene alcune lingue e così mi sono sempre proposta come receptionist, o guida turistica. Una volta ho fatto un colloquio presso un grande hotel di lusso di cui non mi va di dire il nome e mi è stato risposto “Signorina, per lavorare qui dovrebbe perdere almeno 15 kg

Alda dice: “nel mio ufficio c’era un collega che mi aveva proprio rotto. Ogni giorno erano strane battuttine, più o meno velate, sul mio peso. Un giorno l’ho preso da parte, l’ho fermato all’uscita dal bagno, in stile intimidatorio e gli ho detto che la cosa mi dava realmente fastidio e che avrebbe dovuto smetterla, altrimenti avrei scoperto un suo punto debole e lo avrei urlato ai quattro venti. Lui si è scusato, forse ha avuto paura fossi una psicopatica, non so… Comunque poi ha smesso. Mai sottostare alle angherie!”

Consuelo invece, ci svela un retroscena “positivo” dell’essere “tondi” sul lavoro: “io nel lavoro mi interfaccio molto con gli uomini perché ho a che fare con le produzioni. Trovo che essere morbida mi avvantaggi, e anche quando ho a che fare con le donne va bene, non genero competizione e credo si sentano protette. Poi è illusorio: io posso piacere ad un uomo come chiunque altra, ma se si sentono più tranquille così e questo diventa un vantaggio mio… Perché non riconoscerlo!

One thought on “Discriminazione ponderale part III, discriminazione sul posto di lavoro

  1. Molte volte ci sono dei vantaggi in effetti. Però credo che in generale i contro superino i pro 🙂

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