Buondì. Oggi, ve lo dico subito, vi propongo un articolo lungo, pregno, molto scritto e poco raffigurato, ricco di contenuti e con un pò di informazioni in più su di me, sulla mia vita e il mio lavoro. Oggi parliamo di educazione.

Se avete seguito tutti i miei post, fin dall’inizio, forse già saprete che lavoro con i bambini da circa dieci anni. Ho messo sù una associazione che si occupa di animazione, spettacoli e laboratori creativi per bambini. Il tutto, dopo aver lavorato per anni nei villaggi turistici d’estate e nelle ludoteche d’ inverno, e dopo essermi presa una Laurea in Scienze della Formazione, dunque sono anche un’ Educatrice Professionale. Per intenderci, ho studiato per bene discipline quali la psicologia, la pedagogia, l’antropologia, la sociologia, ecc…

Questa mia attività da animatrice, in realtà, è nata quando ancora studiavo all’università e, lavorando per altri, che mi pagavano poco più di nulla per andare ad animare eventi per conto loro, capii che era meglio se mi mettevo in proprio, mi procuravo i contatti da sola, e così via… E così ho fatto. Ho comprato un pò di attrezzatura con i risparmi che avevo e così ho iniziato a fare da me, e le cose sono andate discretamente. Ero giovane, e i soldini mi servivano per pagarmi l’università e avere una vita autonoma senza chiedere niente a nessuno.

Con il tempo però, iniziai a capire che la mia aspirazione di vita non era proprio quella di farmi vomitare addosso da un bambino, o di vestirmi da clown a trent’anni con il culone da balena evidenziato ancor di più da un costume sintetico a pois… Quindi, giusto per dovere di cronaca vi dirò che, dopo la Laurea in Scienze della Formazione Continua, e non Primaria (non ho studiato per diventare maestra, ma per diventare formatrice), titolo per il quale ho imparato sia come agire in un contesto di formazione legato all’infanzia, ma grazie al quale ho conosciuto anche tutto il mondo del lifelong learning, quindi la formazione durante tutto l’arco della vita (pensate alla formazione aziendale, a quella per gli adulti, o al ricollocamento e dunque alla riqualificazione…), fu così che, conscia del fatto che la mia Laurea, nell’Italia di oggi, da sola, non mi sarebbe servita a nulla, ho deciso di partecipare ad un bando che mi ha permesso di vincere una borsa di studio per finanziarmi un Master all’estero. Così, dopo circa tre mesi di matrimonio , ho fatto le valigie, e sono partita per andare a fare questo Master in Human Resources Management. All’inizio piangevo ogni giorno perchè ero sola, lontana dal mio adorato marito, ma mi ripetevo che lo stavo facendo per il nostro futuro. Il mio sogno di vita, a questo punto, non era più quello di farmi dare manate sui capelli da manine sporche di patatine al formaggio (ossignore, le odio quelle dannate patatine al formaggio!), ma quello di diventare una manager, di lavorare in un contesto aziendale, di andare in giro in tailleur, piuttosto che con una parrucca di ricci arcobaleno. Non che ci sia qualcosa di male a fare il clown, o a lavorare con i bambini. Non vorrei che ciò che sto scrivendo venisse interpretato nel modo sbagliato. Ognuno si sente giusto in un determinato contesto, secondo me. Ci sono persone che hanno sempre avuto il sogno di diventare maestra, forgiare nuove menti, insegnare ai bambini a leggere e scrivere, e quando ci riescono sono le persone più felici del mondo. Io però avevo altre aspirazioni, volevo altro dalla vita. Non credo sia una cosa brutta, solo… non ero felice! E poi pensavo al futuro… ad una possibile gravidanza… col pancione non avrei certo potuto continuare a fare il clown… e poi? Cosa avrei fatto? Insomma, avevo tutta una serie di pensieri, tantopiù che, con l’inizio di questo periodo di crisi economica, le cose iniziavano a non andare affatto bene, e poi mio marito… perse il lavoro. Rimanemmo così entrambi disoccupati. Io studiavo e il Master sarebbe durato un anno ancora, lui cercava lavoro ma non lo trovava (è un informatico). Conseguii il titolo del Master (anche in questo caso, tra le principali materie: psicologia, pnl, orientamento, comunicazione verbale e non verbale, ecc…) e feci uno stage nel settore amministrativo/risorse umane di una grande azienda della mia città. Mi mostrai sveglia, dinamica, pronta a tutto, competente, ogni giorno andavo alla scrivania del “capo supremo” e gli dicevo che volevo lavorare, che il mio sogno sarebbe stato rimanere lì, che mi trovavo molto bene, che avevo bisogno… Dopo il periodo di stage, totalmente gratuito, cioè non ho visto un centesimo, anzi ho speso un botto di benzina, e dopo avermi spremuta ben bene, mi hanno rimandata a casa con la frase “c’è crisi, al momento non assumiamo nessuno! (e allora, diamine, che cacchio te lo prendi a fare uno stagista, solo per sfruttarlo? Ehm…. SI!). Dopo qualche mese ho trovato un altro stage, questa volta con un piccolo rimborso spese, presso una nota agenzia per il lavoro, qui sono stata sei mesi (quest’inverno) e qui ho lavorato duro. Ero una stagista, ma praticamente lavoravo a tutti gli effetti: avevo le chiavi dell’ufficio, ero totalmente autonoma, stavo al bancone all’entrata da sola, accoglievo i candidati, li guidavo nella compilazione dei test, facevo anche i primi colloqui conoscitivi e poi avevo tutta una serie di compiti legati alla parte amministrativa. Questa esperienza mi ha insegnato moltissimo e da lì, proprio non me ne volevo andare. Ma, anche in questo caso, nonostante l’ottimo lavoro, e nonostante i tantissimi apprezzamenti da parte dei superiori, al termine dei sei mesi, sono stata rispedita al mittente. Addirittura, in questo caso, ho dovuto formare la stagista che avrebbe preso il mio posto, così come la precedente stagista aveva formato me, appena arrivata, in un ciclo continuo di sfruttamento di giovani menti. Ah, dimenticavo, mentre facevo tutto questo, continuavo a vestirmi da clown il sabato e la domenica, perchè mio marito era senza lavoro e gli stage davano, in un caso nulla, e nell’altro troppo poco per campare!

Ad oggi, sono circa cinque mesi che sono senza lavoro o, almeno, senza lavoro nel mio settore. Continuo a fare animazioni, spettacoli e laboratori creativi, ma non ne posso più. Non è quello che desidero. L’ho fatto per dieci anni e non voglio più farlo. E comunque, anche se io non facessi così tanto la schizzinosa, il punto è che non ci basta per vivere, le cose vanno male. Contemporaneamente, un’anima pia, la mia tutor aziendale durante lo stage fatto all’interno dell’agenzia per il lavoro, mi ha trovato un lavoretto nel settore della formazione: sono tutor APL di alcuni apprendisti che lavorano in una grande catena di supermercati, ci incontriamo quattro volte l’anno per discutere e monitorare la loro formazione. Non è il massimo e, soprattutto, non è economicamente rilevante, ma meglio di niente.

Il prossimo passo, sarebbe quello di essere assunta da qualche parte. Perchè non si può andare avanti con gli stage, esperienze fini a sè stesse, perchè in realtà, mentre tu ti sbatti per farti notare, nessuno ti sta guardando, ti stanno solo sfruttando, ma fanno leva sulla tua speranza, sul tuo orgoglio, sulla tua voglia di poter ancora sperare e credere nel futuro… Che schifo!

Il mio sogno è quello di diventare una formatrice, cioè docente di corsi motivazionali e di formazione per quanto concerne le discipline legate alle soft skills: comunicazione non verbale, pnl, public speaking, orientamento, selezione del personale, ecc… Anche se io e marito, in questo momento, ci stiamo muovendo in un’altra direzione, di cui vi parlerò a cose fatte, perchè abbiamo ormai compreso che, se aspettiamo di essere assunti da qualche parte, un giorno troveranno i nostri cadaveri sommersi da curriculum vitae, ancora seduti vicino al computer. Quindi abbiamo un progetto in mente che spero vada a buon fine.

Vabbè, ho divagato, tutto questo comunque per dirvi chi sono io professionalmente, e per parlare proprio di formazione ed educazione.

Bazzicando sempre nel mondo dell’animazione, sono rimasta basita di fronte a un nuovo brano di Baby Dance che recita così:

Mi sono iscritto a danza, l’ho fatto per la panza,
la trippa era un po’ troppa, a volte il troppo stroppia
…siiiiiiiiiiiiiii l’ho fatto per la panza!
Avevo troppa panza, mi sono iscritto a danza,
mi sono appassionato, e questo è il risultato,
daiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii v’insegno un po’ di mosse,
così ci divertiamo e poi magari
vi cala la panza anche a voooooooi…

Il giro della trottola, il salto del canguro,
il volo dell’allodola, le mani contro il muro,
il passo del cammello, il gambero che rema,
il topo è pazzerello e l’elefante trema…

E poi va avanti più o meno nello stesso modo… Questo è ciò che i bambini ballano e ascoltano ogni sera, al villaggio turistico, al momento della baby dance, come una sorta di ritmato lavaggio del cervello: la pancia non va bene, è sbagliata, cala la pancia, se hai la pancia sei inadatto, ecc…

Ora, la mia esperienza da educatrice/formatrice mi insegna che, con i bambini, bisogna stare attenti. Tutto può influenzare quelle giovani menti. Educare è fondamentale. Ma educare non significa solo insegnare che quando si entra in una stanza bisogna dire “buongiorno” o che quando la maestra entra bisogna scattare in piedi. L’educazione comprende tutta una serie di cose. Bisognerebbe educare alla vita anzitutto (e poi vedi se trovi ancora ragazzini che danno fuoco ai barboni), educare allo sport e alla sportività, educare al mangiar sano, educare al pensiero creativo e divergente, educare ai punti di vista, educare alle differenze. Insomma, a scuola si insegnano tante minchiate, ma le cose veramente importanti no. Certo, non è solo responsabilità della scuola, ma anche e soprattutto della famiglia. I genitori non hanno più l’occasione di occuparsi davvero dei loro figli, di trascorrere del tempo di qualità con loro. E questo è un vero peccato.

I bambini sono molto poco educati alle differenze. Ho visto bambini far partire un coretto di derisione nei confronti di un diversamente abile della loro stessa classe; ho due cuginetti autistici e so quanto sia difficile la vita, per loro, a scuola e nel rapporto con gli altri; infine ho la mia esperienza diretta. Quando vado a fare una festa e ci presentiamo ai bambini c’è un primo momento, quello della conoscenza, quello dell’acclimatamento, in cui ci si studia a vicenda, ci si abitua gli uni agli altri, si capisce chi è che comanda e detterà le regole per le prossime due ore di festa. Ebbene, in questa prima fase, una delle cose che mi viene detta più frequentemente dai bambini quando mi presento è: “Ah Ah, sei cicciona! Una cosa che, se ci pensate, non c’entra proprio nulla. Cioè: “Piacere, io sono Valentina …” – “Eh, ma sei cicciona!” E quindi? Questo cosa determinerebbe esattamente? Non è che mentre tu mi stai dicendo che ti chiami Marco, io esordisco, puntandoti il dito, ed esclamando: “Ah Ah, hai i capelli biondi! Capite? E’ proprio fuori contesto.

Il problema reale è che la figura della persona cicciottella viene automaticamente associata a quella di una persona “sfigata”, incapace, imbranata, dolce e remissiva, tuttalpiù burlona.

Anche qui, mi dispiace dirlo, ma i genitori insegnano. Mi sono sentita dire, da certi papà, frasi del tipo: “Eh, ma che bel clown cicciotto!” Oppure cose del tipo “Si, ma dobbiamo dimagrire“. Da gente che io non ho mai visto nella mia vita, e che non ha nessun diritto di prendersi tutta questa confidenza e di dirmi certe cose. E’ come se io mi mettessi a diquisire sulla loro calvizie! Ma per favore!

Educare è importante. I piccoli prendono esempio da ciò che vedono e da ciò che assorbono, ad esempio dalla TV, che ormai, assieme al computer, è uno dei compagni di vita più importanti dei bambini. Questi mezzi, spesso chiamati impropriamente a fare da baby sitter, senza una guida, senza un adulto che monitori le visioni dei bambini, sono anche loro diffusori di discriminazione. In quanti cartoni animati il personaggio cicciottello (se c’è) è come l’ho descritto io sopra? Cioè imbranato, burlone, sfigato? Rifletteteci un attimo. Oppure: avete mai visto una bella principessa cicciottella?

I bambini sono il nostro futuro. Questa non è una frase fatta, è la verità. I bambini sono gli adulti del domani.

Davvero vogliamo insegnare questo alle nuove generazioni? (da notare la ragazza plus size messa a fare questo video, nessun altro video di coreografie della stessa agenzia usa lei per mostrare un ballo. L’unico ballo in cui è stata ripresa per mostrarcelo è questo! E’ un caso?)

23 thoughts on “Cala la Panza… Educare alle Differenze

  1. ciao,ovviamente è inutile dire che sono d’accordo con te sulla necessità di educare alla differenza e soprattutto, educare al rispetto.
    io da piccola sono sempre stata rotonda e adesso che sono “grande” -abbiamo più o meno la stessa età- spesso mi sento gli occhi addosso per il peso. e i commenti…che te lo dico a fare? li conosci. così come i pregiudizi, e le annotazioni” delle commesse taglia regular che continuano a propinarmi i vestiti taglio impero, che nascondono la pancia. ma nascondono de che? io ci sembro solo una tenda che nasconde una mongolfiera, con un vestito tagliato a impero!

    inoltre, mi ha colpito la tua frase “non si può andare avanti con gli stage”. non sai come sono d’accordo. io sono una stagista seriale, ne ho fatti 4 e dico QUATTRO. sono laureata in comunicazione e specializzata in marketing, ho fatto stage anche in grandi aziende dove ho guadagnato (?) al amssimo 400 euro. adesso sono disoccupata da marzo 2013: nel mio posto di lavoro ho subito umiliazioni, maltrattamenti e ricatti (e se non lavori qui non trovi altri alvori). nel frattempo anche io ho fatto un master presso una prestigiosa business school e…indovina? non ne ho cavato nemmeno io un ragno dal buco. continuo a esser disoccupata, mandare cv, non trovare nulla. manco per fare la commessa perchè “ci vuole esperienza”.
    e di nuovo, l’spettopeso mi penalizza per lavori da segretaria o receptionist, perché pur essendo carina di viso e una persona curata….non sono normopeso. e nessuno vuole la segretaria o la receptionist grassa, la vogliono “bona”.

    1. Cara Alessia, ho voluto approfondire, nel post, oltre alla parte legata all’educazione, anche un pò della mia carriera lavorativa fino ad oggi. Devo dire che, quest’ultimo anno, per me, è stato massacrante (praticamente lavoravo tutto il giorno, tutti i giorni della settimana, senza fermarmi mai, come una pallina impazzita. Dal lun al ven c’era lo stage, comunque sempre a tempo pieno, e durante il week end c’era l’animazione… insomma, sono arrivata ad un livello di esaurimento estremo… per cosa poi? Se tutti i miei sforzi fossero stati, infine, ricompensati, non aprirei bocca a riguardo, è giusto, a volte, farsi un pò il mazzo nella vita, credo che fortifichi e faccia crescere, ma il risultato finale è stato il nulla, come se non avessi fatto niente, sono sempre al punto di partenza) e anche molto deludente. Ho sofferto, devo essere sincera, perchè ho capito bene molte cose, ho capito chiaramente come stanno le cose. La meritocrazia non esiste. Al momento, nessuno ci darà un lavoro. Personalmente, devo ammettere, non ho mai avuto problemi lavorativi legati all’aspetto fisico, fino ad ora, per fortuna. Comunque, forse ho un pò divagato rispetto al tema centrale del post, ma la precarietà, lo sfruttamento e la condizione in cui siamo ridotti noi giovani talentuosi italiani (neanche più tanto giovani ormai, perchè gli anni passano, e qua si continua a non lavorare!) è un argomento che mi sta molto a cuore.

    2. alessia, tieni a mente questo. un datore di lavoro che assume una segretaria (o assistente,uomo o donna che sia) senza badare a curriculum e competenze è un cretino e fa un pessimo affare.

      1. lo so caro Paolo, ma a quanto pare è meglio averela segretaria bona in minigonna piuttosto che una che sappia lavorare. Mi ricorderò sempre le parole di una impiegata amministrativa di una grande azienda dove ho lavorato “mi sei simpatica perché sei rotonda, di solito tutte le ragazze del marketing sono magre”. Insomma, lei l’ha detto in buona (buonissima) fede, però….

        1. capsico, poi il fatto di essere magre e in minigonna non vuol dire che non si sappia lavorare o si sia antipatiche

      2. ovviamente non volevo dire che se una ragazza indossa la minigonna è scema eo non sa lavorare mentre una ragazza più in carne sì…mi è uscita male la frase ma spero sia fuor di dubbio che non vlevo assolutamente scendere a questo livello. Se mai, come detto da te Paolo, il problema sta solo nel datore di lavoro che scarta una persona perché non mostra le gambe (o altro)

  2. Sottoscrivo, Valentina. Il problema con i bambini è che manca una solida formazione al pensiero creativo e magari divergente e anche una ferrea dieta a base di pedate…quando ci vogliono, ci vogliono :-))), sorridendo ma neanche più di tanto…

    1. Ciao Bimbagattiniana, i bambini non devono essere lasciati liberi di fare e dire ciò che vogliono… loro sono un fiume in piena di energie, emozioni, ma anche di egoismo primordiale e cattiveria, talvolte. Vanno guidati, portati per mano verso la crescita psichica e fisica. Il problema è che li si lascia molto spesso a loro stessi. Ma loro osservano gli adulti di riferimento e non possono fare a meno di prendere esempio dai loro comportamenti. Come educatrice però, devo dissentire sulla questione delle pedate. Violenza insegna violenza. Ci sono moltissimi modi, più creativi e forse più faticosi per l’adulto, ma di sicuro successo, per punire un bambino e imprimergli a fuoco nella testa che, ciò che ha fatto, è sbagliato.

  3. i bambini non hanno filtri: se tu fossi alta un metro e novanta direbbero “ma quanto sei alta”, se tu fossi affetta da nanismo direbbero “ma quanto sei bassa” eccetera. Più che inserire principesse (o principi) cicciotte nei cartoon io sono per insegnare l’educazione, quindi non solo insegnare che non sta bene dire “cicciona” ad una sconosciuta ma anche che l’essere “cicciona/e”non la rende una persona o una formatrice peggiore di altre.

    1. Quando parlo di educazione, io intendo di più la seconda cosa che hai detto, e cioè l’insegnare al bambino che l’essere cicciona non rende una persona inferiore rispetto ad altre. Poi, non mi piace molto l’idea di limitare il bambino nel suo esprimersi. I bambino sono spontanei, e questo è bello, ma una stessa cosa, può essere detta in molti modi diversi, a seconda del valore che le si dà. Mai nessun bambino è venuto ad abbracciarmi e a dirmi “quanto sei bella cicciotta e morbidosa!” in un’accezione positiva. I commenti riguardo alla mia stazza sono sempre stati tutti negativi, di derisione. Ed è proprio questo il punto, che tu, bambino, puoi anche dire quello che pensi, ma la maniera in cui lo dici mi fa capire come sei stato educato, cosa ti hanno insegnato. Per quanto riguarda i cartoons, purtroppo la tv oggi è diventata maestra. I bambini assorbono tutto. Quindi è bene che anche la tv educhi alle differenze, ma non per finta, per davvero. Appunto mostrando personaggi “vincenti” anche in chiave grassa, e non i soliti imbranatelli, presi in giro dagli altri, perchè così i bambini apprenderanno che chi è grasso è un perdente e da tale va trattato, deriso, offeso.

      1. Dico la verità: non m’intendo di cartoon odierni, è vero che non ci sono winx cicciotte ma per quel che ricordo i personaggi all’inizio “perdenti” (grassi o non grassi) che poi si riscattano non mancano in narrativa. Comunque forse te lo dissi già una volta: se le storie proposte dalla TV non ti piacciono inventale di tue per i bambini (cosa che hai già fatto peraltro e che continuerai a fare come formatrice)

  4. io ho fatto altri studi, ma ho una piccola esperienza con i bambini, ho fatto la baby sitter a lungo, per un periodo ho animato delle festine per una catena di fast-food nel periodo universitario (eoni fa) e non sono che d’accordo con te. I bambini assorbono come spugne. Una bambina che ho tenuto per un paio d’ann giornalmente quando l’ho conosciuta aveva 3 anni e diceva tantissime parolacce, dopo poco che stava con me non lo faceva più perché io con lei non mi esprimevo a parolacce. Un bambino ride di una persona grassa o la tratta diversamente perché lo vede fare agli adulti, non ci nasce, un bambino molto piccolo che ancora non ha assorbito questa cosa non goudica esteticamente gli altri in base al grasso, vede bello chi lo tratta bene e brutto chi lo tratta male, poi impara una serie di sovrastrutture sociali che non gli appartengono a priori. Una bambina una volta mi ha chiesto ‘perché tu hai il seno grande?’ ma lo ha fatto con un tono così ingenuo e privo di malizia che le ho semplicemente spiegato che le persone non sono tutte uguali.

    1. Sostanzialmente abbiamo detto le stesse cose. I bambini vanno educati alle differenze: cioè vanno spiegate loro una serie di cose. Io sono d’accordo con quello che dici, e non mi pare di aver affermato che i bambini nascano discriminatori. Al contrario, ho citato la scuola, la famiglia e la tv, soggetti educatori (la tv suo malgrado, ma tant’è), che dis-educano i bambini in questo senso. Ho parlato dei genitori che sono i primi a giudicare le persone grasse e dunque i bambini imparano, assorbono, come dici tu. Non ho capito bene su quale punto non sei d’accordo con me… 😉

      1. Marged perdonami, ho riletto adesso il tuo commento e, quello che frettolosamente avevo letto come un “non sono d’accordo con te”, era un “non sono che d’accordo con te”, che è ben diverso. Sorry. Ora capisco perchè non capivo. Ti abbraccio. 😉

  5. Ho una nipote che adoro ma che noto estremamente condizionata dal contesto in cui viviamo, nonostante sia stata educata nel rispetto e comprensione di qualsiasi tipo di differenza. Le sue osservazioni, a volte, ripetono cliché che già un adulto fatica a filtrare (bello=magro) e che per un bambino diventano verità assolute. L’altro giorno, parlando di una borsetta vezzosa che le era stata regalata per il compleanno, ha supposto, erroneamente, che non avrebbe avuto il mio affetto se avesse prediletto quel tipo di accessorio (faccio notare che la pargola ha solo 9 anni). La sua associazione colore rosa/forma a cuore> vezzoso > stupido mi ha spiazzata ed ho cercato di correggere il suo modo di associare la personalità di un individuo con qualcosa di esterno a lui…speri di esserci riuscita ma in quell’attimo ho capito che i bambini oggi sono sottoposti a troppi stimoli e senza una guida equilibrata rischiano di essere molto infelici…tutto questo ambaradan per dire che il tuo post mi e piaciuto molto e ti auguro ogni cosa bella.

    1. Grazie mille Laura, non potrei essere più d’accordo. Però non diamoci per vinti. Anche se è vero che i bambini sono sottoposti ad un bombardamento di stimoli sbagliati, non dobbiamo arrenderci e dobbiamo pensare che è la moltitudine delle singole gocce, che va a comporre il mare 😉

  6. Capisco perfettamente quello di cui parlo (tra l’altro gestisco una sala per feste di compleanni, quindi conosco benissimo l’ambiente).
    Come sai io sono una obesa e i miei figli sono abituati ad avere a che fare con una persona “cicciona”. Ricordo mio figlio che intorno ai 2 anni mi abbracciò da dietro, proprio ad altezza glutei, dicendomi entusiasta “Mamma, che bello culo che hai!” Loro sanno che dire “cicciona” ad una persona non è cosa carina, perchè gli ho spiegato che è una cosa offensiva, chiedendogli cosa direbbero se qualcuno chiamasse me “cicciona” e loro hanno capito.
    Sanno anche che una persona cicciona può essere comunque una bella persona e non hanno problemi a giocarci insieme. Un bambino che va a scuola calcio con mio figlio è bello cicciottello, ma ha un cuore buonissimo e mio figlio ci gioca insieme più che volentieri. Anche mia figlia non si fa problemi di taglia, con le amiche. E devo dire che questa cosa li aiuta anche a non focalizzare la propria attenzione sull’esteriorità. A loro non importa come vanno vestiti, come vanno vestiti gli amici, non si sentono di appartenere (o non appartenere) ad alcun gruppo se non vanno vestiti in determinati modi.
    Mia figlia va all’asilo con un bimbo in sedia a rotelle e la vedo molto più tranquilla, rispetto al maschio, quando incontrano qualcuno di adulto nella stessa condizione. Lei gioca con quel bambino, si contendono, con gli amici, il privilegio di spingerlo.
    E una volta, nella mia sala per feste, ho assistito ad una scena bellissima. In una classe c’è una ragazzina su sedia a rotelle e mentre tutti gli amici si erano messi a ballare, alcune amiche hanno preso la ragazzina per mano e hanno iniziato a girare e a far girare anche la sedia a rotelle, tenendosi tutte per mano.
    Questo per dire che i bambini imparano ciò che vivono, come giustamente dicevate voi. Se vivono nel disprezzo, impareranno a disprezzare con sempre maggiore superficialità.

    1. Non potrei essere più d’accordo. Non sapevo facessimo un lavoro così tanto simile. Spesso ho pensato di far evolvere il mio lavoro ed aprire una ludoteca, o un centro ricreativo, o una libreria per ragazzi. Penso sia una cosa bellissima, ma io non ho più l’entusiasmo che avevo un tempo, e per fare sto lavoro, l’entusiasmo ci vuole tutto! Sai che ti leggo, ed ora ti sento ancora più vicina 😉

  7. Cara Valentina, sottoscrivo in toto quanto hai scritto. Purtroppo il mondo del lavoro, per voi giovani, in questi anni è diventato una vera giungla:Per favorire l’inserimento lavorativo hanno “ideato” tutti questi contratti : di apprendistato,di formazione e lavoro, di inserimento,lavoro a progetto, lavoro occasionale accessorio, lavoro ripartito (job sharing), e chi più ne ha più ne metta, e sono riusciti solo a creare un mondo di precari a vita. Solo nel mio entourage, che credimi non è così ampio, conosco tre ragazzi che sono dovuti andare all’estero per avere un lavoro più sicuro.. Spero vengano tempi migliori, ma la vedo dura, Ti auguro ogni bene te lo meriti!Per quanto riguarda i bambini ed educarli alle differenze, dipende come hai scritto tu da una serie di fattori : famiglia, scuola, e società in genere dove ci metto tutto il resto,televisione e giornali compresi. La base secondo me, in una società normale dovrebbe essere la famiglia e la scuola, dove ci sono “buoni genitori “e “buoni educatori” questo avviene. Stendo un velo pietoso sulla televisione…che in tanti casi funge da baby sitter, magari ci saranno anche programmi educativi (una volta c’era addirittura un canale rai educational, se non ricordo male),, non avendo figli, non conosco i canali ad hoc per i ragazzi e quindi non posso dire, ma da quello che mi capita di sentire, alla fine i programmi al top tra i ragazzine/i sono “Uomini e donne” o ” Il grande fratello”……con tutto il rispetto per chi li guarda, a volte mi ci soffermo anch’io che non li amo, non riesco ad immaginare che insegnamenti ne possano derivare………quella non è vita vera……o meglio tutto fa spettacolo. Scusa la divagazione, la mia maestra delle elementari, tanti ma tanti anni fa, quando la televisione era agli albori e il computer, forse non era neanche nelle testa di chi poi lo ha inventato , diceva che dietro ogni bambino si vedono i genitori, ma anche lei in quegli anni formativi ha fatto la sua parte.. Un abbraccio forte, a presto.

    1. Purtroppo è proprio come hai detto tu… Pensa quanti danno possano fare “Uomini e Donne” e il “Grande Fratello” su una giovane mente… Brrrrrrrr… Rabbrividisco! Spero, presto, di riuscire a trovare la mia stabilità lavorativa, anche noi abbiamo pensato spesso di andare via dall’Italia e non è escluso che un giorno lo faremo… Per il momento, come ho scritto, abbiamo un piccolo progetto che spero funzioni e ci porti finalmente ciò che desideriamo. Un forte abbraccio a te! 😉

      1. Valentina spero davvero che il vostro progetto decolli alla grande! Facci sapere quando puoi…..un grande “in bocca al lupo”!

        1. Crepi il lupo!!!!! Grazie mille Chicca! Spero anch’io che tutto vada secondo i piani, e… se così sarà, vi farò sapere prestissimissimo!!!!

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