E fattela ‘na risata! Suvvia, era solo uno scherzo! Ma dai, è un gioco!

E’ un gioco a cui giocate solo voi; non è affatto uno scherzo per chi è al centro delle vostre attenzioni; no, non me la faccio una risata, non ci trovo proprio un bel nulla da ridere e datemi della pesante, se volete, ma io non solo non rido, ma zitta non ci sto! Non più.

I casi di cronaca ormai si moltiplicano. L’ultimo “scherzetto divertente” è stato quello di Siani durante la prima serata del Festival di Sanremo, ma potrei citarvene un elenco infinito. Anche voi potreste. E si, perchè nell’arco delle nostre vite siamo state tutte oggetto, chi più chi meno, di questi “giochi divertenti per bambini deficienti”. Di cosa sto parlando?! Della derisione, dello scherno, dell’umiliazione inflitta volontariamente, ma sempre mascherata da gran burloneria del secolo. Quanto è simpatico il ragazzo che, di fronte a tutta la scuola, vi urla “cicciona”, nell’atrio. Lui si fa forte e figo e si sente superiore a voi. Tutti ridono… tranne la cicciona. La cicciona in questione vorrebbe, nell’ordine: scomparire, sprofondare, morire. Un gran bello scherzo, vero?! Di questo parlo.

Quando mi sono unita al coro di indignazione nei confronti della spiacevole battuta di Siani al bambino obeso seduto in prima fila durante il Festival della Canzone Italiana, qualcuno mi ha rimproverata dicendo che la stavo facendo troppo lunga, che era uno scherzo, che noi che ci indignamo siamo pesanti, siamo “scoccianti”, ci attacchiamo a qualsiasi cosa pur di far polemica. Ebbene, questo non è vero, a parer mio.

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Io non rido. Non rido perchè non c’è nulla da ridere. Non rido perchè ho vissuto sulla mia pelle l’umiliazione scottante della derisione.

Avete presente quel collega di lavoro che vi fa sempre battute poco piacevoli sul vostro peso?! Lui ride e anche gli altri ridono. Voi forse ridete, per non essere tacciate di musoneria, per rispettare il vostro ruolo di cicciona, perchè si sa: la cicciona è una burlona, è una simpatica, senza pretese, sfigata, che non crea problemi, non si ribellerà alla battuta, non ti manderà a quel paese perchè, fondamentalmente, la cicciona, è sola, ed ha paura di rimanere ancora più sola, quindi ride, asseconda il suo aguzzino, non oppone resistenza, sennò passerà per antipatica, oltre che per cicciona, e resterà ancora più sola. Questo è ciò che ci si aspetta da noi. 

Ma io non rido. E no, caro, ipotetico, collega di lavoro, io non rido proprio. Anzi, mi alzo e ti “smerdio” davanti a tutta l’azienda, facendoti notare quanta pochezza e discriminazione ci siano dietro le tue stupide parole. Io mi ribello allo stereotipo della cicciona e ti spiazzo. Non te l’aspettavi, vero?! Bene, c’è anche l’effetto sorpresa, ne sono contenta. Ah, e la prossima volta che ti balenerà nella mente di prendere per il culo una donna in carne, penso che ci penserai più di una volta, perchè rischi di fare una nuova figura di cacca davanti a tutti.

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Dunque, io non solo non rido, ma rispondo, ed esorto tutte voi a farlo. Non ridete alle battute sul vostro peso per paura di risultare antipatiche. Circondatevi di gente che vi ama per ciò che siete, degli altri, soprattutto di poverini come quelli che si divertono con poco, non avete bisogno. Che ve ne fate di persone così?! Inoltre, ridendo, date l’impressione che la cosa vi piaccia, e sappiamo tutte benissimo che non è vero, non farete altro che dare impulso a nuovi giochi perversi.

Non ridendo e rispondendo otterrete ben 3 effetti positivi, volete sapere quali?!

1) Anzitutto produrrete un effetto positivo sulla vostra vita. Non importa che l’insulto provenga da un collega, un parente, un familiare, un presunto amico, un conoscente… Dando la giusta risposta: diretta, educata, ma intelligente, potente e tagliente, la gente vi guarderà con occhi diversi. Non sarete più il bersaglio designato. Agli occhi degli altri acquisterete maggiore dignità. Inoltre, dentro, crescerà la sicurezza in voi stesse, perchè la sensazione di aver sconfitto il bullo è una delle più belle in assoluto. Gratificazione a go-go. Fa bene alla salute;

2) in secondo luogo, produrrete un effetto positivo per il prossimo, in quanto il genio in questione, come vi anticipavo, prima di rifare una battutaccia alla prossima cicciona, ci penserà due volte. Quindi, mostrando la vostra forza, forse salverete dall’umiliazione qualcun altro, che magari sarebbe rimasto in silenzio a soffrire. Una buona azione;

3) in fine, darete una mano alla categoria, in generale. Una cicciona sicura di sè, che veste alla moda, che se ne frega del giudizio degli altri, che risponde a tono agli insulti, che ha una vita di successo, cambia la visione che la gente ha di noi, modifica l’opinione pubblica, dà un contributo alla distruzione dello stereotipo. Certo, i preconcetti sono duri a morire ma, a poco, a poco, se tutte ci comportassimo in una determinata maniera, riusciremmo a scalfire e poi a distruggere ciò che generalmente si pensa di noi.

Vi ho convinte?!

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Io non rido. Anzi, combatto. Combatto la mia battaglia, che poi è la battaglia di molte altre donne. Non mi sento pesante per questo. Io rido e mi diverto accanto a persone che hanno un minimo di sale in zucca, io rido di battute intelligenti che non comprendono l’umiliazione di qualcuno per produrre una risata.

Io non rido. E tu?

14 thoughts on “Io non rido

    1. Vergogna e imbarazzo per la persona in questione dovrebbero costituire la reazione degli altri, dinanzi a tali battute. Il problema è che non sempre è così. Dipende molto dal quoziente intellettivo delle persone presenti, immagino…

  1. Ciao! Io purtroppo non riesco su due piedi a dare una risposta sufficientemente sagace, intelligente a chi mi fa una battuta. Talvolta non rieco a capire se è fatta con ironia e leggerezza o se è cattiveria gratuita e peciò non sono capace di rispondere. Dovrei allenarmi!!

    1. Avrei potuto dire… Avrei potuto fare… Sono quei pensieri che spesso mi hanno attanagliata e, talvolta, ancora mi attanagliano… Diciamo che si va per tentativi. All’inizio ci provi, magari non sarà la risposta del secolo, poi pian piano affini la tua tecnica e trovi la formula migliore. L’importante è non rimanere mai ferma, non rimuginarci troppo su e reagire. 😉

  2. Io trovo che tu abbia perfettamente ragione. Come ha detto Rufina,però, è difficile avere la risposta pronta e tagliente. Ci racconti qualche episodio in cui hai saputo rispondere a tono?Un bacio

    1. Ciao Chiara, come dicevo anche a Rufina, quella della risposta giusta è un’arte che si affina col tempo e con l’esperienza. L’importante è cominciare da qualche parte. Naturalmente la risposta non può essere univoca, quindi inutile prepararsi frasi standard, perchè ogni occasione è diversa. E’ diverso se a fare una battuta spiacevole è un ragazzino in mezzo alla strada, una collega o il vostro parroco. Ti cito un mio episodio personale, ho lavorato al front office di un’agenzia interinale per un pò di tempo, dunque ho avuto a che fare con tanta gente, un giorno, un tizio che non avevo mai visto e che era venuto a compilare un CV, vedendomi parecchio indaffarata (facevo sopra e sotto tra il front office e l’archivio, stavo cercando dei documenti, dunque andavo spesso nel dietro le quinte e forse lui ha atteso un pochino) fece una battuta, con l’amico che l’aveva accompagnato, dicendo che probabilmente io facevo sopra e sotto per andare a mangiarmi un cornetto con la crema (quando io mi stavo facendo il culo), aggiungendo, “ma hai visto quanto è grossa?!”. Ecco, lì non ci ho visto più. Ma dovevo comunque mantenermi professionale. Forse, ripensandoci non lo sono stata proprio tanto, comunque, gli ho chiesto di ripetere la frase. Ho detto: “Scusi, ho sentito bene quello che ha detto?! Può ripetere per cortesia?!” Questo ad alta voce, davanti a tutti quelli che stavano compilando il form di iscrizione. E già lì lui si è cagato addosso. Ed ha iniziato a ritrattare, non mi ha ripetuto la frase, il codardo. Dunque gliel’ho ripetuta io, ed ho aggiunto: “io sto lavorando, non sto mangiando, per sua informazione.”. Lui balbettava qualcosa in merito al fatto che l’avessi fatto aspettare. Io gli ho dunque spiegato che ero impegnata in archivio, e ho poi aggiunto, glaciale: “non è che se una persona è grassa, allora mangia di continuo, questa è una convinzione stupida e anche offensiva”. E l’ho chiusa lì. Gli ho fatto il colloquio con freddezza e poi lui se ne è andato. Ma già alla prima frase non aveva avuto il coraggio di ripetere perchè appunto, come spiego nell’articolo, loro non si aspettano la risposta. Quindi in fondo, non esiste una risposta giusta o una sbagliata, l’importante è parlare. E vedrete che la pochezza di questi individui verrà poi subito fuori, mettendovi in una posizione di vantaggio.

      1. Grazie per la tua risposta! Secondo me non solo gli hai tenuto testa, ma ti sei anche mantenuta corretta e professionale. Un abbraccio!

  3. Non solo non rido ma se mi viene fatta una battuta sul mio peso e non ho la risposta pronta mi basta uno sguardo raggelante e ad essere in imbarazzo a quel punto è l’idiota che ha dato fiato alla sua tromba!

  4. neppure io ho mai riso, ma mi è sempre risultato molto difficile ribattere, e non solo se le sciocchezze riguardavano il peso…quante volte mi sono sentita dire “tu non puoi capire, non sei sposata e non hai figli…” e fingevo indifferenza per non avere discussioni o perchè qualcuno non collegasse la mia singletudine (DI CUI ANDAVO FIERA) con la mia “scarsa avvenenza”. finchè una sera, ad una riunione, davanti all’ennesimo “tu non puoi capire, non sei sposata” mi sono alzata e ho risposto così: “sarà anche vero che non sono sposata ma lavoro, mi occupo di una casa da 30 anni e di un padre invalido, sono indipendente ed autonoma e sbrigo tutte le pratiche da sola. cosa dovrei non capire? e inoltre non ho mai saputo che un anello al dito conferisse automaticamente una patente di intelligenza o di superiorità perchè, se così fosse, non si capirebbe come mai in giro ci siano milioni di imbecilli”. La signora in questione è diventata paonazza e, balbettando, rispose dicendomi che non aveva idea che le sue parole potessero offendermi. bè, ti dirò, da allora nessuno ha più fiatato sul fatto che fossi “non-sposata-e-non-potessi-capire”. e io mi sono sentita, una volta di più, una con le PALLE. adesso lo sanno anche gli altri.

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