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La mattina dopo, Alessandro si presentò dietro la porta di Ross.
-“Anna dorme” Gli disse l’amica. “ha avuto una nottata abbastanza insonne” Aggiunse. “Entra”
-“Non capisco cosa sia successo ieri” Ammise lui. “E’andata via come una furia, ho visto dalla finestra che eri venuta tu a prenderla, ho immaginato fosse qui.
-“Beh, sai… è stato difficile per lei, in fondo è ciò che desidera. Si è resa conto che può ottenere quello che vuole, secondo me non se l’aspettava, la cosa l’ha sorpresa ma l’ha anche emozionata, per questo ha accettato immediatamente.” Disse Ross.
Alessandrò metabolizzò la frase della ragazza.
– “Cosa intendi dire con “ha accettato immediatamente”?” Chiese poi.
– “Che ha firmato il contratto senza neppure rifletterci seriamente” Chiarì Ross.
– “Cioè, ieri, lei aveva già firmato, senza neppure parlarne con me?” Indagò il ragazzo.
Ross impallidì: “Oh cacchio, vuoi dire che… non lo sapevi? Non te l’ha detto? Oh, dannazione, la mia fottuta boccaccia! Cacchio! Cacchio! Cacchio!
Alessandro sembrava stare montando la rabbia.
-“Ma cosa le è saltato in mente?! Senza neppure consultarmi?! Ok, è la sua vita. Ok, è il suo lavoro. Ok, ma io sono il suo ragazzo, non conto proprio un cazzo, per lei? E poi si arrabbia se le dico di andare! E’ assurdo, è follia!” Urlò.
-“Ale, facciamo finta che non ti ho detto niente, ok? Oh my God, Anna mi ucciderà!” Esclamò Rossana, in preda al panico.
Con tutto quell’urlare, Anna si svegliò giusto in tempo per ascoltare l’ultima frase del suo adorato Alessandro:
-“Non posso credere che si sia comportata in questo modo, se vuole andarsene così tanto, andasse! Nessuno la trattiene, qui!
Poi sentì la porta sbattere, e la sua amica urlare qualcosa del tipo “aspetta, forse mi sono sbagliata“.
Si trascinò fino all’ingresso, avvolta nel pigiama di Ross.
-“Cosa sta succedendo, qui?” Chiese. L’amica sembrava in seria difficoltà.
– “Mi ucciderai. Lo so che mi ucciderai.” Esordì “E ti dico anche che faresti benissimo ad uccidermi. Anzi, è un tuo diritto! Tu DEVI uccidermi!
Anna ricordava di aver visto Ross in quelle condizioni di panico soltanto una volta, durante la loro lunga amicizia, ovvero quando aveva guidato l’auto di sua madre e si era andata a schiantare contro un cartellone pubblicitario, distruggendola. Doveva essere accaduto qualcosa di grosso.
– “Mi stai spaventando” Comunicò all’amica. “Ma c’era qui Ale?” Aggiunse.
Rossana si era portata le mani in testa e si agitava come un’ossessa per tutto l’ingresso dell’appartamento.
-“Anna… Anna!” Diceva.
-“Si… è il mio nome. Ora mi dici che cacchio succede?
-“Anna, ho fatto un casino! Ho fatto un casino! Ma io credevo… cioè, pensavo che tu gliel’avessi detto. Non pensavo di non doverlo dire, credevo fossi stata sincera con lui, ma non l’ho fatto apposta… Oh, no, è terribile!
-“Ross, che cos’hai detto, di preciso?
-“Gli ho detto che hai firmato. Che avevi già firmato, prima di parlare con lui. Gli ho detto la verità! Ma che ne potevo sapere, io?! Ieri eri così agitata, non mi hai fatto capire molto! Oh, no! Scusami! Scusami, ti prego! Anzi no: uccidimi! Uccidimi, ti prego, me lo merito!
Anna guardò l’amica con apprensione:
-“Si è arrabbiato molto?” Chiese, calma.
-“Abbastanza… Anna, perdonami!” Anna alzò una mano per far segno all’amica di tacere, stava facendo anche troppo baccano per i suoi gusti. Ormai, quel che era fatto, era fatto. Doveva andare a parlare con Ale. Ma il peggio era che non ne aveva voglia, era ancora arrabbiata con lui, anche se in cuor suo sapeva benissimo di non averne alcun diritto.
-“Devo iniziare a pensare alla partenza, ho tante cose da fare, da procurarmi, da mettere a posto…” Disse quindi la ragazza, con voce assorta.
-“Ma… Ale? Come hai intenzione di comportarti con lui?” Chiese l’amica.
-“Non lo so. Devo prima calmarmi, pensare e mettere ordine nella mia testa, poi potrò parlare con lui e dirgli quello che provo
-“… e scusarti” Aggiunse Ross, timidamente.
-“…Si, e scusarmi” Confermò quindi Anna, pensando che in fin dei conti aveva agito secondo quello che sentiva dentro e ne era felice. Qualcosa, dentro di lei, stava cambiando.

Erano trascorsi tre giorni e Anna aveva fatto un pò di acquisti, aveva provato a cercare un appartamento a Dublino, su internet, e aveva avuto modo di pensare un pò e riflettere.
Alessandro non si era fatto vivo neppure una volta. Lei lo immaginava a casa, nella loro casa, in preda a sofferenze inaudite a fissare il telefono, in attesa di una sua chiamata. Ma forse era così solo nella sua testa.
Prese il telefono di Ross, che pazientemente e da brava amica, aveva continuato ad ospitarla, e digitò il numero di casa sua.
-“Pronto?” La voce calda di Ale.
-“Ale… sono io.” Disse quindi lei. Un momento di silenzio all’altro capo del cavo.
-“Che cosa vuoi?” La voce del ragazzo trasudava rabbia.
-“Voglio parlare con te e chiarire, prima di partire” Rispose lei.
Si videro in un bar, Anna voleva un luogo neutrale e dove non si potesse urlare più di tanto.
-“Mi sono chiesto cosa ho rappresentato per te in tutti questi anni” Disse lui, lo sguardo fisso e quasi inanimato.
-“L’amore della mia vita” Confessò lei. Lui la guardò negli occhi, come per scrutarle a fondo nell’anima e capire se quell’affermazione avesse qualcosa di vero. Lei ebbe una feroce stretta al cuore e tutte le convinzioni dei giorni precedenti vacillarono pericolosamente. Desiderò che nulla fosse accaduto, neppure l’importante offerta di lavoro.
-“Ti amo” Rincarò.
-“Sento che c’è un però” Aggiunse quindi lui, consapevole.
-“E’successa questa cosa, così inaspettata, così grossa! Ed io… non me l’aspettavo ed ho reagito istintivamente, e non volevo ferirti, te lo giuro.” Disse Anna.
-“Perchè ti sei arrabbiata così tanto quando ti ho detto di partire liberamente, allora?” Chiese Alessandro.
-“Credevo ti saresti arrabbiato, avresti dato di matto, avresti fatto di tutto per trattenermi qui… invece non l’hai fatto. Mi sono chiesta quanto sono importante per te
Lui rise, una risata triste e amara che nulla aveva a che fare col suo solito bel sorriso sincero.
-“Io non voglio trattenerti. Non lo voglio fare, perchè penso che potrei toglierti qualcosa di importante. Penso che ti meriti questa possibilità e, diosanto, ti amo, voglio solo il meglio per te” Disse esasperato.
Anna abbassò lo sguardo, vergognandosi di sè e della sua reazione spropositata.
-“Ti amo” Gli disse, di nuovo, con gli occhi lucidi.
– “Ti amo anch’io” Rispose quindi lui, sfiorandole una mano, sul tavolo.
-“E adesso?” Chiese Anna, con una tristezza che pesava come un mattone sul cuore. Non aveva mai creduto alle storie a distanza.
-“Adesso andiamo a casa“.

Tornarono nel loro appartamento e fecero l’amore. Alessandro fu dolcissimo e premuroso e, tra le sue braccia, lei si dimenticò del disagio che le procurava di solito il suo corpo burroso e si lasciò andare completamente, senza riserve.
Quando ebbero finito, tornarono rovinosamente alla realtà.
-“Devo organizzare tante cose prima della partenza” Disse Anna.
-“Ti aiuterò” Si offrì quindi lui. Lei si avvicinò al suo petto, ancora nudo.
-“Non voglio lasciarti!” Urlò, lasciandosi andare ad un pianto disperato, tra le sue braccia.
– “Tutto si sistemerà, non puoi sapere come andranno le cose…” La consolò lui, accarezzandole la testa.
Lei riemerse dal suo petto singhiozzando e lo guardò con gli occhi pieni di lacrime:
-“Le cose cambieranno” Sentenziò.

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