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Capitolo 3 – LA PARTENZA

L’alba fu densa di preparativi, aspettative ed emozioni: la paura mista ad eccitazione, l’infinita tristezza del dover dire addio contrapposta all’enorme gioia dell’andare incontro al proprio destino, l’amore verso Ale e l’odio verso sè stessa che era pronta ad andare via da lui.
Nel semplice gesto di tirare sù la cerniera dei suoi stivaletti alla caviglia, Anna si sentì all’improvviso già diversa, come se quella fosse la scena iniziale di un film di cui era la protagonista, pronta ad uscire di casa e a vivere mille avventure nel mondo.

Lui l’accompagnò in aeroporto, dove si fece trovare anche Ross, accompagnata dal tipo con la barba. L’addio fu straziante: Alessandro la strinse forte, quasi a non volerla più lasciare andare, lei ricambiò la stretta, ma si rese conto che era debole, poco convinta.
La sua mente era già altrove.
Ross le stampò un bacio sulla guancia e le pizzicò il sedere:
-“Vai e spacca tutto!” Le disse, facendole l’occhiolino.
– “Verrò a trovarti molto spesso” Aggiunse.
Poi arrivò il momento di andare, prendere in mano da sola il peso delle sue valigie, e attraversare i controlli dell’aeroporto per entrare nella zona delle partenze e dirigersi, in fine, al gate.
Un brivido le percorse la schiena quando si rese conto che, nell’istante esatto in cui girò le spalle al suo fidanzato e alla sua amica di sempre, non provò nulla. Nulla di ciò che si sarebbe aspettata: niente sconforto, niente vuoto, niente panico. Solo euforia. Fu come, tutto d’un tratto, se non fossero mai esistiti. E questa cosa la turbò, che razza di persona era?!
In realtà Anna aveva vissuto per la maggior parte della sua vita nell’insicurezza più totale. La colpa era del suo peso, pensava spesso lei, del suo corpo poco armonioso e per nulla snello. La colpa era di quelle cosce enormi e di quella pancia che non era mai stata piatta come quella delle sue amiche, nemmeno da ragazzina. Anna aveva sempre vissuto trattenendosi. Cercava di non andare in piscina a nuotare, perchè l’avrebbero presa in giro per via del suo aspetto, evitava la discoteca perchè non voleva che la vedessero ballare come un “ippopotamo in tutù”, cercava di vestire sempre di nero, perchè il nero, si sa, sfina. Nella sua testa però, o quando nessuno la vedeva, Anna adorava l’acqua, ballava da sola nella sua stanza, e adorava i colori sgargianti!
Una vita da spettatrice, era la sua. Mai protagonista, sempre dietro le quinte. Eppure adesso era cambiato qualcosa. Da quando il responsabile delle risorse umane le aveva comunicato del nuovo lavoro, era scattato qualcosa dentro di lei. Si era sentita finalmente protagonista. Proprio come in questo momento, all’aeroporto. Protagonista del suo film.
Chissà quante cose la attendevano.

Sul volo ripensò alla sua storia con Ale. Pensò al fatto che subito si era accorta che lui la guardava con occhi diversi, rispetto agli altri. Molti uomini neppure la prendevano in considerazione a causa dei suoi chili di troppo, non la guardavano con lo stesso sguardo di Ale, anzi: non la guardavano proprio! Lui le aveva sempre detto di essersi innamorato della sua dolcezza, ma… se si fosse innamorato invece della sua fragilità?! Un pensiero meschino e terribile la accarezzò: e se Alessandro si fosse da sempre nutrito della sua insicurezza?! Se si fosse cullato sul fatto che Anna non avrebbe mai potuto avere, o anche solo desiderare, niente di meglio se non lui?! Le venne un terribile groppo in gola e chiese alla hostess un bicchier d’acqua. Doveva scacciare via quegli oscuri pensieri e concentrarsi su sè stessa e sul nuovo lavoro. Le nuvole, bianche e all’apparenza morbide come un enorme batuffolo di cotone, sfrecciavano
veloci sotto di lei segnando i chilometri in aumento, sancendo la separazione definitiva con una vecchia versione di sè.

Una volta in aeroporto, notò subito le scritte in Gaelico, la seconda, nonchè la più antica, lingua irlandese, oltre che, ovviamente, in inglese, e si sentì per un’istante sola e sperduta, spaesata, ma non si lasciò prendere dal panico, andò a ritirare il grosso trolley sul nastro e, alla fine, prese un taxi.

Non potè fare a meno di godersi il tragitto verso l’albergo, guardando fuori dal finestrino. Dublino: una città antica e moderna allo stesso tempo, ricca di storia e di tradizioni, di musica e folclore o almeno, così aveva letto su qualche guida turistica.

Quando era stata ospitata a casa di Ross, aveva avuto modo di cercarsi una sistemazione provvisoria su internet. Aveva preso una stanza in un appartamento poco distante dal centro, le avevano detto che le altre inquiline erano tutte donne e questo l’aveva, in qualche modo, rassicurata. Probabilmente si sarebbe trattato di una bettola ma, almeno per il periodo iniziale, si sarebbe dovuta accontentare.
Aveva preso accordi con una delle coinquiline che si sarebbe fatta trovare a casa per consegnarle le chiavi, il pagamento era invece stato effettuato in anticipo, direttamente al proprietario.
Il taxi si fermò delicatamente in una stradina secondaria dove c’erano una serie di villette con piccoli giardini privati. Anna scese esitante dall’auto e aspettò che il tassista le consegnasse il bagaglio.
Quando il taxi ripartì, lei estrasse il fogliettino con l’indirizzo dalla tasca e iniziò a cercare il numero civico. Le bastarono tre passi e si ritrovò davanti un graziosissimo portoncino color blu cobalto, intarsiato.
Come inizio non sembrava male, ma non voleva illudersi. Bussò al campanello e attese, impaziente di scoprire dove avrebbe abitato per i prossimi mesi.
Nessuna risposta.
Bussò nuovamente e si preparò mentalmente ad affrontare una conversazione in inglese.
Lo parlava discretamente, ma ultimamente era un pò fuori allenamento.
Finalmente qualcuno aprì la porta:
– “Salve!” Una ragazzona giunonica, nuda, con un asciugamano bianco avvolto attorno al corpo tatuato e una sgargiante chioma fucsia, la salutò nell’idioma locale.
-“Salve… io sono la nuova inquilina. Mi chiamo Anna, cerco Katy, abbiamo preso un appuntamento via e-mail” Disse Anna, incerta.
Forse aveva sbagliato casa.
La ragazza la squadrò per qualche secondo, poi esplose in un enorme sorriso ed esclamò:
-“Anna! Ma certo! Scusami, stavo asciugando i capelli e non ho sentito subito il campanello! Katy sono io, è un piacere conoscerti, accomodati.” Le strinse la mano e la fece entrare nel suo nuovo appartamento.
La casa si snodava su due piani, se ne accorse subito perchè una massiccia scalinata di legno faceva bella mostra di sè nel soggiorno.
Non era stato certo l’affitto basso a farla propendere per quella sistemazione, ma la disponibilità immediata, la posizione della casa e il fatto che dentro ci fossero solo donne. Il prezzo non era tra i più economici che aveva trovato sul mercato, ma ora ne capiva anche il perchè. L’appartamento era adorabile! Più che un appartamento, era una piccola villetta e, si accorse con meraviglia, aveva anche un piccolo giardino con un tavolino vintage, due sdraio e una casetta per gli uccelli. L’ambiente era abbastanza disordinato, pieno di roba colorata sparsa qua e là, ma nel suo disordine risultava quasi armonico, dinamico, vivo!
-“Ti faccio vedere la tua stanza” Katy le fece strada, sempre avvolta nell’asciugamano, scalza, senza farsi troppi problemi. Anna la seguì, assaporando ogni secondo. Le stanze erano al piano di sopra e, lungo il tragitto su per i gradini di legno, Katy recuperò un paio di mutandine appese al corrimano delle scale, rise:
– “Siamo un pò disordinate” Si giustificò.
Percorsero un corridoio abbastanza anonimo, diverso rispetto al piano di sotto, ed arrivarono all’ultima porta: la porta della sua stanza. Katy fece scivolare la mano sulla maniglia e le svelò quello che sarebbe stato il suo regno e il suo rifugio: una stanzetta con carta da parati a fiorellini rosa, dei mobiletti bianchi e senza pretese, ed una stupenda ed enorme finestra che dava sul giardino, dalla quale proveniva tanta luce che illuminava l’ambiente.
– “Il bagno è in comune, in corridoio, la seconda porta a destra” Le comunicò Katy.
– “Grazie, sono contenta di essere qui” Disse Anna, sincera, sorridendo. Si sentiva quasi volteggiare a mezz’aria, come se quello fosse solo un sogno e non la sua vita.
– “Sarai stanca del lungo viaggio. Posso offrirti una tazza di te, o… un pò d’acqua? Non abbiamo molto altro in casa, a dire il vero… a meno che tu non voglia un super alcolico, vuoi un super alcolico?” Chiese Katy, premurosa e molto stramba.
– “No, ti ringrazio tanto, ho la bottiglietta d’acqua dell’aeroporto. Penso che adesso mi farò una doccia” Rispose lei.
– “D’accordo, allora ti lascio ad ambientarti. Le altre adesso non ci sono, più tardi te le presenterò. Siamo felici di averti con noi. Benvenuta a Casa Cairdeas!” La salutò la bizzarra ragazza dai capelli fucsia, prima di dileguarsi.

Quando rimase sola nella sua stanza, Anna ebbe un sussulto di gioia, si guardò nuovamente intorno e sorrise, non poteva proprio smettere di farlo. Se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, si disse, allora la sua giornata era iniziata nel migliore dei modi possibili!

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2 thoughts on “Romanzo Curvy a Puntate, Part 8 – La Partenza

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