Nel caso vi foste perse le puntate precedenti, cliccate QUI per leggerlo tutto, dall’inizio. 😉

Per chi invece l’avesse già letto, è passato un pò di tempo dall’ultima puntata, vi faccio un veloce riepilogo:

“Anna è una neolaureata in cerca di lavoro, è una ragazza curvy e non si piace molto, ciò le provoca insicurezza e, talvolta, le fa vivere momenti in cui tutto le sembra nero a causa del suo aspetto fisico. Il suo ragazzo, Alessandro, con cui convive, la ama molto e la appoggia in ogni sua scelta. Anna fa un colloquio di lavoro durante il quale la gonna si strappa e lei si ritrova con un buco immenso sul sedere, nonostante ciò, riesce a mantenere il controllo durante l’intervista e, anzi, fa una buona impressione e viene presa. Il piccolo problema è che non viene presa per il posto per il quale si era candidata, nella sua città, ma viene presa per una trasferta… in Irlanda. Per la prima volta in vita sua, Anna sente di valere qualcosa, e sente, malgrado tutto, di dover andare incontro al suo destino, al nuovo lavoro e a una nuova vita dove finalmente lei possa essere la protagonista del suo personale film, tanto che accetta il lavoro immediatamente, senza neppure parlarne con Alessandro. Lui le dice di andare, di prendere ciò che di bello la vita le offre, in qualche modo se la caveranno. Anna parte, promettendo ad Alessandro l’amore eterno e a distanza, ma già nel momento in cui sale sull’aereo, la ragazza sente di essere lontana anni luce dalla sua vecchia vita e di volersi liberare di tutte quelle limitazioni mentali e quelle insicurezze che, fino a quel momento, avevano caratterizzato ogni giorno della sua esistenza. Arriva nel nuovo appartamento condiviso, dove ha preso una stanza, e dove conosce una delle coinquiline, Katy, una ragazza plus size, esuberante e appariscente.”

Quando uscì dalla doccia si rifugiò subito in camera sua, la casa era bellissima ma anche abbastanza fredda. Si asciugò e si pettinò con calma, poi venne distratta da un rumore sordo, incessante… proveniva dall’armadio. Incerta, si diresse verso il grazioso armadio a due ante, bianco, che si ergeva lungo la parete lunga della stanza. Il rumore continuava. Si chiese se non ci fosse un procione nell’armadio. In Irlanda c’erano i procioni?! Il rumore sembrava non darle tregua. Pareva una sorta di brontolio sommesso, anzi no… sembrava una sorta di vibrazione! Aprì l’armadio con un gesto rapido e si scansò, mettendosi al riparo, nel caso fosse saltato fuori qualche strano animale. Che stupida, ma certo! Era il suo telefonino che vibrava senza sosta. Appena arrivata, aveva buttato la sua borsa nell’armadio e non si era preoccupata di avvisare nessuno di essere arrivata a destinazione sana e salva, era troppo presa dagli eventi. Il telefono le mostrava trenta chiamate perse e cinque messaggi su WhatsApp.
Oddio, tanto valeva chiamare la polizia, o i pompieri, Santo Cielo! Una sensazione di angoscia le prese la bocca dello stomaco. Doveva chiamare Ale e Ross e dire che era andato tutto bene, che l’aereo era atterrato senza problemi e che era giunta a destinazione sana e salva, ma non ne aveva alcuna voglia. Si rendeva perfettamente conto che c’erano delle persone che tenevano a lei e che erano in ansia per lei, ma le sembravano già così lontane…
-“Ale, sono io” Disse, non appena lui aprì la conversazione.
-” Oh, grazie a dio! Dove ti eri cacciata?! Stavo iniziando a pensare che ti avessero rapita!” Urlò lui, per tutta risposta.
– “Va tutto bene. Ho fatto una doccia” Rispose lei, piatta.
– “Com’è lì? Com’è la casa? E’ stato difficile trovarla?” Chiese quindi lui.
La conversazione proseguì ancora per qualche minuto, poi lei gli disse di essere molto stanca e di voler riposare e si promisero di sentirsi il giorno seguente, dopo il lavoro.
Una volta chiusa la conversazione con Ale, Anna chiamò Ross.
-“Heilà, amica! Chi non muore… si risente!” Esordì la ragazza.
-“Ciao Ross, qui tutto bene, la casa è bellissima anche se un pò fredda” Raccontò lei.
-“Le coinquiline?! Simpatiche?” Chiese l’altra.
– “Beh, a dire il vero ne ho conosciuta solo una, Katy, quella con cui mi sono sentita via mail… Non so… sembra simpatica. Ha un colore di capelli che ti piacerebbe molto, penso”
Anche questa volta, Anna ci mise pochi minuti a tranquillizzare la persona con cui stava parlando e, anche se in questa seconda chiamata si lasciò andare a un pò più di dettagli e considerazioni, la conversazione terminò e lei si accinse ad asciugarsi i capelli e a fare il letto.
Una volta finito di sistemare le lenzuola, Anna si lasciò cadere sul materasso morbido, guardando il soffitto per qualche minuto. Era confusa. E pronta. Si sentiva pronta. Per cosa, esattamente, ancora non sapeva bene, ma sapeva di essere pronta a tutto ciò che la sua nuova vita avrebbe avuto da offrirle.
Così si alzò, pensò che era ancora primo pomeriggio e che non valeva la pena sprecare in camera il suo primo giorno a Dublino, anche se avrebbe dovuto riposare, il giorno seguente la aspettava il grande debutto, al lavoro. Ma riposare, e torcersi le mani per tutto il giorno, torturandosi e crogiolandosi nella sua insicurezza e nell’ansia del del nuovo lavoro era esattamente ciò che avrebbe fatto la vecchia Anna, perciò uscì dalla stanza.
Scese la massiccia scalinata di legno, decisa ad esplorare meglio la sua nuova casa. Sembrava un incrocio tra una casetta incantata abitata da gnomi, folletti e fate, e un bordello di periferia. Una stranissima combinazione, a dire il vero. La grande sala da giorno era arredata con vecchi divani ricoperti da vistose stampe floreali, ma su uno dei due era adagiato un enorme boa di piume viola. Le tende erano di velluto verde, pesanti e all’apparenza molto antiche e forse piene di polvere, evidentemente per proteggere le inquiline dagli spifferi provenienti dagli infissi di legno delle finestre, date le basse temperature che l’Irlanda poteva riservare loro, ma sopra ad alcune di loro era stata buttata una serie di lucine a forma di stella. La cucina aveva un’aria vissuta, ma era pulita e ordinata, a differenza degli altri ambienti, al centro c’era un massiccio e meraviglioso tavolo di quercia.
Non c’erano moltissime stanze, la villetta si rivelò accogliente e piccola quanto bastava. Dalla cucina, una portafinestra dava sul giardino. Anna fece scorrere la porta a vetro e venne subito investita da un’arietta frizzante, ritrovandosi all’aria aperta. Fece un passo verso la casetta degli uccelli, per esplorarla da vicino, ma sbattè la testa contro uno scaccia pensieri pieno di cristalli tintinnanti, che fecero un gran baccano. Si guardò intorno colpevole, come se potesse aver svegliato o disturbato qualcuno e solo in quel momento si rese conto di essere sola in casa, o almeno così pareva.
Katy doveva essere uscita e lei aveva tutta la privacy necessaria per esplorare senza occhi indiscreti.
Il giardino era grazioso e curato. Sul tavolino notò un posacenere con i resti di una canna.
Rientrò per via del troppo freddo ed esaminò meglio la cucina: non solo era ordinata e pulita quasi in modo maniacale, ma era anche piena di elettrodomestici di ultima generazione che prima non aveva notato. Aprì le dispense e scoprì un enorme quantità di cibo impilata ordinatamente ed etichettata. Poi notò una bottiglia di vino bianco, frizzantino, dal nome italiano. Pensò che, solo un momento prima, Katy le aveva offerto da bere, e aveva menzionato anche gli alcolici, quindi si sentì autorizzata a berne un pò. Era proprio ciò che ci voleva per distendere un pò i nervi e lasciarsi andare e, al contempo, festeggiare quel nuovo inizio. La bottiglia era chiusa e Anna si affrettò a cercare in giro un cavatappi aprendo vari cassetti. Pensò che se qualcuno avesse fatto storie, si sarebbe offerta di ricomprare la bottiglia e tutto si sarebbe risolto. Trovò anche un bel calice da vino, dunque stappò la bottiglia e si rilassò sul divano fiorato, sorseggiando a poco a poco il vino frizzante. Era una cosa che, a casa sua, non faceva mai. Tranne, naturalmente, quando era Ross a farla ubriacare.
Proprio mentre stava riflettendo sul fatto che quella nuova versione di sè sarebbe stata molto più “rock”, disinvolta e libera, sentì il rumore di una chiave inserita nella toppa della porta di ingresso. Si irrigidì per un secondo, poi pensò che la nuova Anna non doveva temere di conoscere gente nuova e così si alzò dal divano e si posizionò nell’ingresso, pronta a salutare e a presentarsi ad un’altra coinquilina.
La porta si aprì, rivelando una ragazza minuta, dai capelli corti, con un cappottino a quadretti e una grande sciarpa di lana avvolta attorno al collo. Era così piccina e dai lineamenti così delicati da sembrare una specie di folletto.
La ragazza si bloccò nell’ingresso, notando la presenza di Anna. La guardò prima in viso, poi il suo sguardo scese sulle mani e sul bicchiere che Anna stringeva ancora. In un lampo, gli occhi della ragazza guizzarono sul tavolino tra i due divani, dove era stata adagiata la bottiglia di vino, e di nuovo su Anna, questa volta con una strana espressione.
– “Dove hai preso quella bottiglia?” Le ringhiò contro la piccoletta, in un perfetto italiano madrelingua, senza neppure salutarla. Che aggressività!
Anna indietreggiò di un passo, presa alla sprovvista.
– “Oh, scusami, era forse la tua? Te la ricomprerò con piacere, non c’è problema. Avevo solo bisogno di bere qualcosa” Rispose. Ma l’attacco non cessò. La brunetta dalle sembianze di un folletto era più energica e determinata che mai.
– “Avevi bisogno di bere qualcosa?! E quindi tu arrivi a casa della gente, apri gli scaffali e ti appropri della roba altrui?! Non hai idea di quello che hai fatto!” Le urlò contro.
– “Non c’è bisogno di prendersela in questo modo, ho detto che te la ricompro! E, se volevi berla stasera, dimmi dove l’hai presa e andrò subito al negozio. Scusami, ero stanca e Katy aveva detto…”
– “Katy aveva detto cosa?! E’ impossibile che Katy ti abbia autorizzato ad aprire quella bottiglia, sa benissimo quanto vale! E no, razza di genio, non puoi andare al negozio a ricomprarmela, perchè viene dall’Italia, è di un’annata e di un vigneto speciali e, a meno che tu non possa teletrasportarti in Toscana in questo istante e non sia disposta a spendere una cifra a due zeri, dubito fortemente che potrai ricomprarmela! La prossima volta, evita di toccare le cose degli altri!” E, così dicendo, anzi urlando, la ragazza si diresse al piano di sopra, senza più degnarla di uno sguardo.
Anna si sentì una perfetta idiota, le salirono le lacrime agli occhi e d’improvviso, le passò la voglia di bere vino. Sentì una porta sbattere al piano di sopra.
Tentò di ricomporre la bottiglia, ci mise sopra il tappo di sughero, si ingegnò per farcelo entrare di nuovo e la rimise al suo posto. Lavò in fretta il calice nel lavandino. Poi, prese il cappotto, che aveva appeso all’attaccapanni nell’ingresso quando era arrivata, e uscì, un pò sconvolta.

Camminò velocemente, senza una meta precisa, nell’aria pungente, sotto il cielo d’irlanda. Era stata una stupida, si disse. Aveva già rovinato tutto con le nuove coinquiline. Però, diamine, per una bottiglia così pregiata, almeno appiccicarci sopra un pezzo di carta con la scritta: “non toccare” sarebbe stato d’obbligo!
Camminò per un pò, senza sapere dove stava andando, quando a un certo punto incontrò il fiume.
Tutte le insicurezze che si portava dentro le ripiombarono addosso come un macigno. Pensò ad Ale e alla sua amica Ross, pensò che avrebbe desiderato un abbraccio e una faccia amica.
Una comitiva di turisti le passò accanto e capì di essere, vicina al centro. La serata era calma e bella, il cielo era sereno e l’aria era fredda e ferma. Era nervosa, confusa e mortificata. Ecco che cosa succede a chi cerca di essere ciò che non è! Anche se tentava di scappare da sè stessa, lei era sempre Anna, la ragazza cicciottella, insicura e stupida, come suo padre amava tanto ripeterle. Decise di prendere la direzione opposta a quella dei turisti, non le andava di finire in mezzo a troppa gente. Camminò a lungo, a passo svelto, per schiarirsi le idee e sfogare un pò di ansia. Pensò al giorno seguente, al suo ingresso in azienda, al nuovo lavoro: era terrorizzata. Presa dai suoi pensieri, Anna non si accorse di aver perso l’orientamento già da un pò.
Quando alzò di nuovo gli occhi, non aveva la più pallida idea di dove si trovasse. Non riconosceva il quartiere, il cielo era diventato buio, non sembrava essere una zona centrale, c’era poca gente in giro. Un brivido le percorse la schiena e lo stomaco ebbe un sussulto. D’istinto, mise mano alla borsa, ma si accorse con orrore di non avere nulla con sè. Quando era scesa al piano di sotto, aveva lasciato la borsa nell’armadio, in camera sua, con tutto il suo contenuto, tra cui le cose che avrebbero potuto aiutarla: il portafogli e il telefono.

All’improvviso fu travolta da una violenta ondata di sconforto e le venne da piangere, poi la sua attenzione fu catturata  dalla luce di un piccolo pub in lontananza e, sebbene si vergognasse da morire della situazione in cui si era cacciata, decise di andare a chiedere aiuto.
L’interno del pub, completamente in legno scuro, massiccio e antico, era poco illuminato. Un enorme bancone si stagliava sulla parete di fronte all’ingresso e, nonostante fossero solo le sei del pomeriggio, c’erano già diversi avventori intenti a farsi una pinta. Dietro al bancone c’era un ragazzo alto e robusto, dai capelli rossicci e la barba folta dello stesso colore, il tutto a incorniciare un bel paio di occhi verdi come la natura selvaggia irlandese.
Lui si accorse di lei e la guardò con quegli occhi bellissimi e Anna si sentì girare la testa per l’imbarazzo. Lui era davvero… notevole. Per la prima volta nella sua vita Anna capì cosa ci trovasse di così tanto affascinante la sua amica Ross negli uomini con la barba.
-“Cosa bevi?” Le chiese, cortese, con una voce profonda e roca che ben si sposava con il suo aspetto massiccio, da boscaiolo.

-“Io… in effetti, non sono qui per bere” Esordì la ragazza, impacciata. Lui rise:
-“Non sei qui per bere?! Beh, allora sei nel posto sbagliato, ragazza!” Urlò, deridendola. Uno degli avventori alzò la sua birra, in segno di approvazione. Anna si sentì molto a disagio e desiderò uscire il prima possibile da lì. D’altra parte, non aveva la minima idea di come sarebbe tornata a casa e aveva davvero bisogno di aiuto. Nella tasca aveva ancora il foglietto con l’indirizzo, magari il ragazzo barbuto avrebbe potuto indicarle la via. Si fece coraggio:
-“A dire il vero, ho bisogno di aiuto: mi sono persa” Confessò. Lui scoppiò in una fragorosa risata. Okay, era carino, ma cominciava veramente a darle sui nervi. Quando smise di ridere lui la osservò più attentamente e sembrò placare la sua ilarità, assumendo quasi un’aria contrita:
-“Ma sei seria?” Le chiese, allibito.
-“Si, lo sono. Mi sono persa. E’ il mio primo giorno qui a Dublino e penso di aver camminato troppo…”
-“Perdonami allora, credevo stessi scherzando! Come posso aiutarti?” Si scusò lui, diventando tutto serio. Anna gli passò il foglietto che aveva in tasca:
-“Devo tornare qui” Gli disse. Lui lesse l’indirizzo con attenzione, poi prese il suo cellulare, sotto al bancone, e fece una veloce ricerca.
-“E’ lontano” Le disse dopo pochi secondi. “Ti chiamo un taxi” Propose.
In quel momento entrò un nuovo cliente che andò direttamente al bancone e ordinò una Guinness. Il ragazzo barbuto si scusò e andò a servirlo. Anna si frugò nelle tasche, nella remota speranza di trovarci qualche spicciolo. Non aveva un euro. Era spacciata. Ma come poteva essere andata così lontano da sola, semplicemente con le sue gambe?! Avrebbe tranquillamente potuto ripercorrere i suoi passi, ma… se poi si fosse persa di nuovo, per strada?!
-“Scusami, eccomi qui. Allora, taxi?” Il ragazzo tornò da lei.
-“Io non posso prendere un taxi. Se mi indichi la strada, tornerò a piedi” Rispose quindi lei.
-“L’indirizzo che mi hai dato dista sei chilometri da qui e ormai è buio e questo non è un bellissimo quartiere da frequentare di notte, sicura di volerlo fare?” Le chiese quindi lui.
-“Temo proprio di non avere altra scelta. Non ho la borsa, non ho i soldi, nè il telefono. Oddio, sono una stupida, che cosa ho combinato!”
Lui la scrutò come si scruta un raro esemplare in via di estinzione.
-“Sei strana” Le disse. Lei non lo prese come un complimento. Era esausta.
-“Devo andare!” Disse, stizzita e girò sui tacchi, puntando la porta.
-“Aspetta, aspetta, aspetta! Non volevo offenderti… è che sto cercando di capire cosa ci fai qui. Qualcuno ti ha fatto del male? Ti hanno rapinata?” Lui la seguì, uscendo fuori dal bancone e mettendo in mostra tutta la sua imponenza. Indossava una camicia a quadri, un jeans e un paio di massicci anfibi. Era molto più alto di quanto sembrasse e decisamente sexy. Lei si voltò e se lo ritrovò davanti. Aveva un odore intenso e muschiato. La ragazza cercò di non farsi distrarre e di mantenere un briciolo di dignità.
-“No, sto bene. Sono uscita di casa in fretta, senza la borsa. E’ il mio primo giorno in questa città, domani inizio un nuovo lavoro e non conosco le strade, tantomeno quella di casa. Non sono pazza. Sono solo idiota.”
Gli spiegò, cercando di mantenere il controllo.
-“Capisco…” Rispose lui, massaggiandosi la barba folta con le mani, enormi.
-“Ti chiedo scusa per il disturbo” Disse quindi Anna, aprendo la porta. Ma lui la trattenne, alzando un braccio muscoloso. Richiuse il pesante uscio di legno massiccio senza neppure fare il minimo sforzo per contrastare la forza della ragazza, che invece lo tirava per aprirlo.
-“Ho una proposta per te” Disse quindi.
-“Stasera abbiamo una serata di musica dal vivo. Ti piacerà. Qui amiamo molto la musica tradizionale. Una delle cameriere si è ammalata e sono a corto di personale. Se resti per la serata e ti dai da fare nel servire ai tavoli, ti pago il taxi alla chiusura del locale. Che ne pensi?” Propose.
-“Domani mattina devo alzarmi presto. Non credo sia il caso…” Rispose lei.
-“Se esci da qui a piedi, senza soldi, nè telefono, potresti metterci ore a trovare la strada di casa e ti congeleresti nel frattempo. La mia è una proposta onesta e poi mi daresti davvero una grossa mano. Le mance sono tutte tue.” Sorrise e Anna notò che aveva anche dei denti dritti e perfetti. Si arrese.
-“D’accordo. Ok, ci sto. Sarò la tua cameriera per questa sera”
-“Perfetto. Sono Mark” Le strinse la mano, una vigorosa e calda stretta di mano che le fece girare la testa.

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2 thoughts on “Romanzo Curvy a Puntate, Part 9

  1. Ciao:-) e’ tantissimo che aspetto il nuovo capitolo!! Non puoi lasciarci cosi’ sulle spine…dai!!!!

    1. Ciao Barbara, con tanto, tanto, tanto, ma proprio taaaaaaanto ritardo, approvo e rispondo a questo tuo commento. Ho ripreso in mano il blog soltanto adesso! Il lavoro mi aveva risucchiata completamente e in più, il fatto che il lavoro fosse on line, mi aveva fatto perdere la gioia di fare questa cosa per il puro piacere di farla. Quindi ho abbandonato un pò. Ma adesso sono tornata, tantissime cose stanno cambiando nella mia vita e riprenderò senza dubbio a scrivere… Anzi, è in cantiere un nuovo romanzo con una protagonista curvy che spero di riuscire a fare arrivare nelle librerie! 😉

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