Capitolo 2 – Le Cose Cambiano

Capitolo II – Le Cose Cambiano

Rossana aveva lasciato casa sua verso mezzanotte, facendosi venire a prendere da un tizio con la barba e il capello lungo. Anna l’aveva guardata dalla finestra salire in macchina e farle un occhiolino malizioso.

Alessandro era rientrato tardi dopo il suo turno di lavoro e l’aveva trovata a faccia in giù, in mutande, al centro del letto, completamente spaparanzata, con il cuscino leggermente sbavato e puzzolente di vino.

La donna perfetta.

Quella mattina, Anna e il suo mal di testa da dopo sbornia, si infilarono sotto la doccia e aprirono il rubinetto dell’acqua calda al massimo. “Santo cielo come sto male” pensò la ragazza mentre si massaggiava le tempie con le dita piene di shampoo, “non ho più l’età per certe cose. Ros mi devasta, cavoli. E intanto sono sempre senza un lavoro, grassa e con la mia gonna preferita con un enorme buco al centro!“. Una lacrimuccia le scese lungo la guancia ma si mescolò subito con il getto della doccia, sparato sul suo viso. La sua mano scivolò lenta sulla sua pelle, arrivando al rotolino di ciccia sul fianco e poi alla pancia, cadente, in avanti.
Anna ripensò alla tipa che aveva visto al colloquio di lavoro, quella bella e sicura di sè, quella che emanava la luce della sicurezza interiore: bella all’inverosimile. Perchè non poteva essere così?! Perchè madre natura non le aveva dato l’altezza e la magrezza?! Perchè qualcuno nasce in un modo, e qualcun altro no?! Perchè?! Lei era sempre stata paffuta, sin dalla nascita, non era proprio destinata a diventare una ragazza magra.

Uscì dalla doccia con il morale sotto ai piedi e si avvolse nell’accappatoio. Rimase mortificata nel constatare che, quel dannato coso, non riusciva a chiudersi per bene all’altezza del seno e dei fianchi, lasciandola praticamente mezza nuda. “Devo decidermi a comprarne un altro” Pensò, depressa.
Anna credeva fermamente che le cose negative che le capitavano, giorno per giorno, fossero strettamente connesse al suo aspetto fisico e al suo corpo sbagliato. Pensava che le altre persone, in lei e di lei, non vedessero altro che la ciccia. D’altronde suo padre gliel’aveva ripetuto spesso, in passato, che se non fosse dimagrita, non avrebbe mai trovato un uomo, nessuno l’avrebbe mai amata, gli altri l’avrebbero sempre e solo vista come una cicciona. E invece no. Invece quelle frasi era almeno riuscita a smentirle. Quando aveva incontrato Alessandro non le pareva vero che un uomo le si rivolgesse in quella maniera tanto gentile, pareva proprio stesse parlando con lei e non con la sua ciccia. Ma, pensava Anna, in fondo c’è sempre l’eccezione che conferma la regola, no?! “Sono una cicciona e resto tale. Nessuno mi vorrà mai, nè come donna, nè per un lavoro“.

Dopo essersi asciugata, andò in cucina a fare colazione. Oltre al mal di testa, aveva un bruciore di stomaco insopportabile. Accese il telefono e le arrivò immediatamente un messaggio su Whatsapp: “adoro l’uomo con la barba! Dopo si è anche fatto fare le trecce ai capelli!” Era Ros. Anna rise, mentre leggeva, immaginandosi il tipo barbuto con le treccine e Ros tutta contenta ed eccitata, quasi si stranì che non gli avesse scattato una foto. Ma dopo pochi secondi, ecco di nuovo il suono del telefono e, puntuale, una foto inquietante di un uomo adulto coi capelli di bambina e la barba, palesarsi davanti a lei. “Grazie Ros, questa immagine mi rimarrà impressa tutto il giorno, per colpa tua” Rispose, sorrise e mise via il telefono.
Si preparò un caffè macchiato e colse l’occasione per mangiucchiare un bel cornetto confezionato, sperava la placasse l’acidità. Alessandro dormiva sereno nell’altra stanza, non si sarebbe svegliato per il momento.
Anna sospirò, davanti alla sua tazzina, pensando che adesso, in ogni altra parte del mondo, c’erano persone intente ad andare al lavoro, immerse nella frenesia folle della corsa quotidiana verso il proprio impiego, piene di energia e voglia di fare, dinamiche ed entusiaste, pronte a fare la differenza nel mondo. Lei invece era lì, statica, solo una tazza e i messaggi di un’amica che di sicuro viveva molte più avventure di lei, a farle compagnia.
Vorrei un segno. Un miracolo. Vorrei che qualcosa cambiasse” Pensò, sconfortata. In quel momento, sentì il suono di un altro messaggio provenire dal telefono.
Chissà cosa avrà combinato adesso” Pensò, in riferimento a Rossana, aspettandosi qualche altra foto strana, impugnando il cellulare. E invece non si trattava dell’amica. Era un messaggio del suo gestore telefonico che la informava di una chiamata persa. Forse nel punto in cui l’aveva lasciato, il telefono non prendeva. Qualcuno aveva provato a chiamarla. Proprio mentre era intenta a cercare di capire di chi fosse il numero in questione, il telefonino iniziò a squillarle in mano. Per poco non lo lasciò cadere, tanta fu la sorpresa. Era lo stesso numero e la stava richiamando. Rispose con titubanza.
– “Salve, è la Signorina Tessi?! Anna Tessi?” Una voce di donna.
– “Si… Salve, sono io
-“La chiamo per conto del Dott. Ripa” Il Dott.Ripa era il giovane uomo delle risorse umane con cui Anna aveva fatto il colloquio, e anche una pessima figura. Le tremarono le gambe al solo pensiero.
– “… Mi dica
– “Il Dottore vorrebbe incontrarla nuovamente per un secondo colloquio, è possibile per Lei, oggi alle quattro?
– “Un secondo colloquio? Credevo… Io pensavo… Cioè… Si, certo! Alle quattro. Ci sarò
Mise giù il telefono con il cuore il gola. Un nuovo colloquio?! Cioè non era stata scartata immediatamente, lasciando il campo libero alla stangona?! C’era ancora una possibilità?!
Corse in camera da letto, in preda all’euforia, spalancando le tende.
– “Ale! Ale! Vogliono rivedermi!” Urlava.
Alessandro mugugnò qualcosa di incomprensibile e si rigirò nel letto, dandosi una grattatina al sedere.
– “No, Ale, sveglia, ascolta! Mi hanno chiamata per un secondo colloquio! E’ fantastico!
– “Mmmmmmh… brava amore, sei bravissima. Lasciamo dormire però, eh.
Anna si arrese e uscì dalla stanza continuando a volteggiare a mezz’aria. Ma subito un nuovo problema le balenò in testa in men che non si dica. “Oddio, la gonna è da buttare. Cosa diamine mi metto?!

Oltrepassando le porte dell’azienda, si rese conto di avere dei preoccupanti tremolii alle mani. Era agitatissima ma non voleva darlo troppo a vedere. Cercò di darsi una calmata e, a passo svelto, arrivò all’ascensore. Aveva frugato nel suo armadio per tutto il giorno per trovare qualcosa di adeguato alla circostanza. Alla fine, disperata, aveva chiamato Ross, e si era fatta portare un pò di cose dal suo guardaroba. Ma l’amica aveva uno stile piuttosto bizzarro e le cose non erano andate proprio come previsto. “Avevi detto che mi avresti portato un tubino nero!” Aveva urlato Anna. “Eh, e questo cos’è?!” Aveva ribattuto Ross. “Ma ha due enormi fiocchi rossi sul fondoschiena! Non posso andarci così!” Aveva dunque esclamato l’altra, e così via… Alla fine Anna aveva indossato un semplice pantalone nero, neppure tanto elegante, con la stessa giacca del tailleur della volta precedente.

Era completamente vestita di nero.

La segretaria la salutò con fare distratto e, dopo pochi minuti, la fece entrare. Lui la stava aspettando.
– “Salve” La salutò, aveva un mezzo sorrisetto ironico stampato sul volto. Lei arrossì, memore della volta precedente.
– “Salve, è un piacere rivederla. Le ho portato questa.” Anna mise sulla scrivania la cartellina azzurra che lui le aveva donato per coprire le sue vergogne.
– “Ah, grazie. Poteva tenerla.” Rispose il Dott. Ripa
– “Ho preferito restituirla” Ribattè lei, con un inaspettato, anche per se stessa, tono di sfida.
– “Bene, dunque…” Esordì quindi l’uomo, tornando a sedere dopo la stretta di mano.
– “L’ho fatta richiamare perchè il suo modo di fare mi ha colpito. E’ stata brillante durante il colloquio e sembrava sicura di sè, nonostante quello che… beh, quello che era capitato alla sua gonna. Ho apprezzato il suo sangue freddo. Vuol dire che sa lavorare bene sotto pressione, che mantiene la calma.
Anna pensò che il tizio non aveva idea di quanto si stesse sbagliando. Dentro di sè era un cumulo di insicurezza e paure. E quel giorno in particolare avrebbe voluto sprofondare.
– “Signorina Tessi, avrei solo un’altra domanda per Lei
– “Mi dica pure” Anna sorrise.
– “Sarebbe disponibile per un trasferimento immediato?
Anna rimase stordita per qualche secondo. Trasferimento immediato?! Dove?! Quando?! Perchè?!
– “Ehm… io, non so. Per il momento, è una possibilità che non ho ancora preso in considerazione”
Il Dott. Ripa incrociò le braccia e si sistemò meglio sulla sedia, fissandola.
– “Ma… il posto, non era qui, in questa sede?” Chiese quindi Anna.
– “Il posto di cui parla è già stato assegnato. Purtroppo c’è stato qualcuno che ha fatto meglio di Lei. Però, come Le dicevo, qualcosa mi ha colpito… E ci sarebbe un buco da riempire...”
– “E questo buco, precisamente, dove sarebbe?

Quando la ragazza oltrepassò nuovamente le porte dell’azienda, questa volta per uscirne, si rese conto di non avere più i tremolii alle mani che aveva avuto all’inizio. Questa volta sentiva una potente oppressione all’altezza del petto e, per un attimo, pensò che le stesse per venire un infarto. O forse era solo angoscia… Fece qualche metro lungo il marciapiede, poi fu costretta a fermarsi e a respirare lentamente. In fine, riuscì a riprendersi e a trascinarsi fino al tunnel della metro più vicino, ma non appena arrivò il treno, portando con sè una potente ondata di aria calda che sapeva di ferro e corpi sudati, corse in un angolo vicino alle scale e vomitò rovinosamente.
Beh, com’è andata?” Messaggio di Ross. Un nuovo conato.
Anna si ritrovò su una panchina, vicino ad un parco giochi. Aveva deciso di risalire in superficie per prendere un pò di aria fresca. Pensò alla conversazione che aveva appena avuto con il tipo delle risorse umane e quasi le venne voglia di vomitare di nuovo. Voleva mandarla all’altro capo del mondo, lontana dalla sua città e da tutti quelli che le volevano bene, lontana da Alessandro, lontana da Ross, lontana dalla realtà che conosceva e con cui aveva imparato a convivere. Sarebbe stato piuttosto facile per lei, così ancorata alle abitudini e alla rassicurante monotonia quotidiana, dare una risposta negativa, se non fosse che il tizio le aveva offerto il lavoro dei suoi sogni.
Prese il cellulare e scrisse un messaggio a Ross: “Ross, mi hanno offerto un posto come responsabile risorse umane – stipendo WOW – c’è un unico problema: mi devo trasferire lontano
lontano quanto?
lontano, lontano :(”
e tu cosa hai detto?
La cosa che, più di tutte, aveva sorpreso e stordito Anna però, non era stata la proposta lavorativa, nè la lontananza, ma tutta la serie di emozioni che la cosa aveva provocato in lei. All’inizio paura, poi però, dopo qualche secondo, una bomba di emozioni le era esplosa in corpo. Uno scenario di infinite possibilità si era palesato davanti ai suoi occhi, inclusa quella di una nuova vita: eccitante, ricca di avventure, con un lavoro appagante e, senza neppure rendersene conto, le sue labbra si erano schiuse e avevano pronunciato le parole “accetto!” forse anche con un pò troppo entusiasmo rispetto a quel che ci si sarebbe potuto aspettare da lei.
Che cosa aveva fatto?! Cosa aveva combinato?! Aveva accettato un lavoro in un posto lontano senza neppure parlarne con Ale, era forse impazzita?! Subito un bruciante senso di colpa si era impossessato di lei, mentre il Dott. Ripa sorrideva soddisfatto e le faceva firmare il suo contratto. Le aveva parlato della possibilità di fare carriera, di un percorso in ascesa all’interno dell’azienda. Le aveva detto che qualche sacrificio era normale, all’inizio, ma che non se ne sarebbe pentita.
Ok, niente panico“. Pensò Anna, guardando un bambino scivolare su un enorme scivolo giallo, “posso sempre rifiutare, finchè non parto non è reale, posso strappare il contratto, posso tirarmi indietro… Non sarà il massimo, ma posso farlo.” Il punto era che Anna non ne aveva alcuna intenzione. Oltre a tutti i sentimenti negativi: il senso di colpa, la paura, ecc… c’era qualcosa di positivo che bruciava dentro di lei. Anzitutto l’avevano scelta, avevano scelto lei! Alla fine, la gonna, le aveva portato fortuna, le aveva dato modo di mostrarsi sicura e competente. E poi c’era tutta quella parte relativa all’avventura, alla novità, alla sfida di ricominciare, una circostanza in cui non si sarebbe mai immaginata, eppure… eccola là.
Non rispose all’ultimo messaggio di Ross, ma si incamminò di nuovo verso la metro, più calma e meno incline a vomitare tutto in giro.
Alessandro era a casa, la stava aspettando. Non vedeva l’ora di sapere come era andato il secondo colloquio.
Anna rimase dietro la porta di casa almeno tre minuti buoni, prima di decidersi ad aprire la serratura.
-“Amore! Sei tornata! Allora?” Ale l’accolse così, entusiasta come sempre, bello come il sole, con quel suo sorriso aperto e sincero, alzandosi dal divano.
Cacchio.
Anna invece aveva una faccia serissima, da funerale. Sapeva che l’avrebbe ferito a morte, sapeva che il suo comportamento era stato estremamente scorretto, sapeva di essere stata una grande egoista, sapeva che si sarebbe dovuta battere per ciò che desiderava. Ma, d’altronde, Anna aveva passato tutta la sua vita ad accontentarsi, credendo sempre di non essere abbastanza, di non meritare nulla di più. E invece qualcosa di più era arrivato.
– “E’ andata male, amore mio?!” Chiese quindi Alessandro, vedendo la sua faccia.
– “Ale…” Il suo nome le uscì con un sussurro flebile. Si schiarì la voce. “Ale…” Riprovò.
Mi hanno offerto un posto come human resources manager a Dublino, in Irlanda” Disse poi, diretta, tutto d’un fiato. Lui si bloccò e rimase fermo, come una statua di ghiaccio, per qualche secondo.
Anna stava aspettando che Alessandro realizzasse e iniziasse a dissuaderla, promettendole che ci sarebbero state altre opportunità. Invece lui rimase in silenzio e tornò a sedersi, si prese ancora qualche secondo di silenzio, poi le disse: – “Dovresti accettare. Penso che dovresti andare, amore. E’ un’occasione bellissima.
Come?! Anna era disorientata.
-“Come hai detto?” Chiese.
– “Dico che dovresti farlo. Io ti amo, Anna. Ti amo tanto, ma questa è un’occasione che tu non puoi perdere.
Invece di sentirsi sollevata, d’un tratto Anna si sentì indignata e offesa. Era pronta ad affrontare un litigio in piena regola, era pronta a sentire le grida, ad essere accusata di pensare solo a sè stessa, era pronta a ribattere e poi a sentirsi una merda, in quest’ordine. Era pronta. Ed era certa che Alessandro ne avrebbe fatto un dramma. Insomma, stavano insieme da tanto tempo, si amavano alla follia, non potevano vivere l’uno senza l’altro… no?! Alessandro avrebbe dovuto lottare per tenerla vicino a sè. O forse non era questo ciò che lui desiderava?!
– “Ma è praticamente in capo al mondo. Non ci vedremmo più!” Rispose lei.
– “Adesso non esagerare, con l’aereo sono un paio d’ore, non è mica in America! Lo affronteremo e lo supereremo” Disse quindi lui.
– “Dovrei partire tra una settimana” Chiarì Anna. Lui le prese le mani.
– “Ce la faremo, ce la farai
Un moto di rabbia totalmente ingiustificata fece trasalire la ragazza.
– “Quindi è così che mi liquidi?” Urlò. “Sembra quasi che ti faccia piacere… Come puoi dire vai? Come puoi? E il nostro futuro? Tu lavori qui, hai un buon lavoro, io potrei fare carriera altrove… e poi?
Alessandro sembrava confuso.
-“Ma questo lavoro non è ciò che desideri?” Le chiese.
Anna era scura in volto. “E’ ciò che desidero” Affermò, cupa. Una lacrima le stava rigando il viso.
-“Scusa, ho bisogno di aria” Così dicendo, Anna uscì nuovamente dall’appartamento e si lasciò andare ai singhiozzi, una volta in strada. Mandò un messaggio a Ross: “I need you” Le scrisse e l’amica, dopo pochi minuti, si presentò sotto la sua porta, era in macchina col tipo con la barba.
– “Sali” Le disse, ed Anna obbedì. Il tizio con la barba, che per fortuna non portava più le treccine, le lasciò a casa di Rossana e se ne andò. Ross preparò un caffè. Anna continuava a piangere a singhiozzi.

– “Non ho mai fatto qualcosa per me” Affermò. Si era un pò calmata, e stava spiegando a Ross tutto quello che stava accadendo dentro di lei. Il suo telefono squillò per l’ennesima volta: era Ale. Lei lo spense.
– “Io… ho sempre ascoltato mio padre: lui mi diceva che dovevo dimagrire, che non valevo niente, che non sarei diventata una donna attraente… Mi ha fatto credere di non valere nulla. E invece io mi sono tanto impegnata, nello studio, per migliorare me stessa. Certo, sono grassa, ma questo non mi ha impedito di ottenere questa fantastica offerta di lavoro! Cioè, voglio dire: chissà quante altre cose potrei fare, che non ho mai fatto… per paura.
– “Non devi prendertela con Ale” Le disse Ross.
– “Lui mi ha spiazzata! Quale ragazzo direbbe “vai!” senza batter ciglio?! Uno che vuole liberarsi di te, è ovvio!
– “O magari uno che ti ama così tanto da mettere da parte le proprie egoistiche paure per fare in modo che tu abbia ciò che realmente desideri. Magari ti conosce meglio di quanto credi.
Anna riprese a singhiozzare. “Posso rimanere qui, stanotte?” Chiese all’amica. Ross annuì e l’abbraccio così forte che Anna pensò che le avrebbe spezzato le ossa.

La mattina dopo, Alessandro si presentò dietro la porta di Ross.
-“Anna dorme” Gli disse l’amica. “ha avuto una nottata abbastanza insonne” Aggiunse. “Entra”
-“Non capisco cosa sia successo ieri” Ammise lui. “E’andata via come una furia, ho visto dalla finestra che eri venuta tu a prenderla, ho immaginato fosse qui.
-“Beh, sai… è stato difficile per lei, in fondo è ciò che desidera. Si è resa conto che può ottenere quello che vuole, secondo me non se l’aspettava, la cosa l’ha sorpresa ma l’ha anche emozionata, per questo ha accettato immediatamente.” Disse Ross.
Alessandrò metabolizzò la frase della ragazza.
– “Cosa intendi dire con “ha accettato immediatamente”?” Chiese poi.
– “Che ha firmato il contratto senza neppure rifletterci seriamente” Chiarì Ross.
– “Cioè, ieri, lei aveva già firmato, senza neppure parlarne con me?” Indagò il ragazzo.
Ross impallidì: “Oh cacchio, vuoi dire che… non lo sapevi? Non te l’ha detto? Oh, dannazione, la mia fottuta boccaccia! Cacchio! Cacchio! Cacchio!
Alessandro sembrava stare montando la rabbia.
-“Ma cosa le è saltato in mente?! Senza neppure consultarmi?! Ok, è la sua vita. Ok, è il suo lavoro. Ok, ma io sono il suo ragazzo, non conto proprio un cazzo, per lei? E poi si arrabbia se le dico di andare! E’ assurdo, è follia!” Urlò.
-“Ale, facciamo finta che non ti ho detto niente, ok? Oh my God, Anna mi ucciderà!” Esclamò Rossana, in preda al panico.
Con tutto quell’urlare, Anna si svegliò giusto in tempo per ascoltare l’ultima frase del suo adorato Alessandro:
-“Non posso credere che si sia comportata in questo modo, se vuole andarsene così tanto, andasse! Nessuno la trattiene, qui!
Poi sentì la porta sbattere, e la sua amica urlare qualcosa del tipo “aspetta, forse mi sono sbagliata“.
Si trascinò fino all’ingresso, avvolta nel pigiama di Ross.
-“Cosa sta succedendo, qui?” Chiese. L’amica sembrava in seria difficoltà.
– “Mi ucciderai. Lo so che mi ucciderai.” Esordì “E ti dico anche che faresti benissimo ad uccidermi. Anzi, è un tuo diritto! Tu DEVI uccidermi!
Anna ricordava di aver visto Ross in quelle condizioni di panico soltanto una volta, durante la loro lunga amicizia, ovvero quando aveva guidato l’auto di sua madre e si era andata a schiantare contro un cartellone pubblicitario, distruggendola. Doveva essere accaduto qualcosa di grosso.
– “Mi stai spaventando” Comunicò all’amica. “Ma c’era qui Ale?” Aggiunse.
Rossana si era portata le mani in testa e si agitava come un’ossessa per tutto l’ingresso dell’appartamento.
-“Anna… Anna!” Diceva.
-“Si… è il mio nome. Ora mi dici che cacchio succede?
-“Anna, ho fatto un casino! Ho fatto un casino! Ma io credevo… cioè, pensavo che tu gliel’avessi detto. Non pensavo di non doverlo dire, credevo fossi stata sincera con lui, ma non l’ho fatto apposta… Oh, no, è terribile!
-“Ross, che cos’hai detto, di preciso?
-“Gli ho detto che hai firmato. Che avevi già firmato, prima di parlare con lui. Gli ho detto la verità! Ma che ne potevo sapere, io?! Ieri eri così agitata, non mi hai fatto capire molto! Oh, no! Scusami! Scusami, ti prego! Anzi no: uccidimi! Uccidimi, ti prego, me lo merito!
Anna guardò l’amica con apprensione:
-“Si è arrabbiato molto?” Chiese, calma.
-“Abbastanza… Anna, perdonami!” Anna alzò una mano per far segno all’amica di tacere, stava facendo anche troppo baccano per i suoi gusti. Ormai, quel che era fatto, era fatto. Doveva andare a parlare con Ale. Ma il peggio era che non ne aveva voglia, era ancora arrabbiata con lui, anche se in cuor suo sapeva benissimo di non averne alcun diritto.
-“Devo iniziare a pensare alla partenza, ho tante cose da fare, da procurarmi, da mettere a posto…” Disse quindi la ragazza, con voce assorta.
-“Ma… Ale? Come hai intenzione di comportarti con lui?” Chiese l’amica.
-“Non lo so. Devo prima calmarmi, pensare e mettere ordine nella mia testa, poi potrò parlare con lui e dirgli quello che provo
-“… e scusarti” Aggiunse Ross, timidamente.
-“…Si, e scusarmi” Confermò quindi Anna, pensando che in fin dei conti aveva agito secondo quello che sentiva dentro e ne era felice. Qualcosa, dentro di lei, stava cambiando.

Erano trascorsi tre giorni e Anna aveva fatto un pò di acquisti, aveva provato a cercare un appartamento a Dublino, su internet, e aveva avuto modo di pensare un pò e riflettere.
Alessandro non si era fatto vivo neppure una volta. Lei lo immaginava a casa, nella loro casa, in preda a sofferenze inaudite a fissare il telefono, in attesa di una sua chiamata. Ma forse era così solo nella sua testa.
Prese il telefono di Ross, che pazientemente e da brava amica, aveva continuato ad ospitarla, e digitò il numero di casa sua.
-“Pronto?” La voce calda di Ale.
-“Ale… sono io.” Disse quindi lei. Un momento di silenzio all’altro capo del cavo.
-“Che cosa vuoi?” La voce del ragazzo trasudava rabbia.
-“Voglio parlare con te e chiarire, prima di partire” Rispose lei.
Si videro in un bar, Anna voleva un luogo neutrale e dove non si potesse urlare più di tanto.
-“Mi sono chiesto cosa ho rappresentato per te in tutti questi anni” Disse lui, lo sguardo fisso e quasi inanimato.
-“L’amore della mia vita” Confessò lei. Lui la guardò negli occhi, come per scrutarle a fondo nell’anima e capire se quell’affermazione avesse qualcosa di vero. Lei ebbe una feroce stretta al cuore e tutte le convinzioni dei giorni precedenti vacillarono pericolosamente. Desiderò che nulla fosse accaduto, neppure l’importante offerta di lavoro.
-“Ti amo” Rincarò.
-“Sento che c’è un però” Aggiunse quindi lui, consapevole.
-“E’successa questa cosa, così inaspettata, così grossa! Ed io… non me l’aspettavo ed ho reagito istintivamente, e non volevo ferirti, te lo giuro.” Disse Anna.
-“Perchè ti sei arrabbiata così tanto quando ti ho detto di partire liberamente, allora?” Chiese Alessandro.
-“Credevo ti saresti arrabbiato, avresti dato di matto, avresti fatto di tutto per trattenermi qui… invece non l’hai fatto. Mi sono chiesta quanto sono importante per te
Lui rise, una risata triste e amara che nulla aveva a che fare col suo solito bel sorriso sincero.
-“Io non voglio trattenerti. Non lo voglio fare, perchè penso che potrei toglierti qualcosa di importante. Penso che ti meriti questa possibilità e, diosanto, ti amo, voglio solo il meglio per te” Disse esasperato.
Anna abbassò lo sguardo, vergognandosi di sè e della sua reazione spropositata.
-“Ti amo” Gli disse, di nuovo, con gli occhi lucidi.
– “Ti amo anch’io” Rispose quindi lui, sfiorandole una mano, sul tavolo.
-“E adesso?” Chiese Anna, con una tristezza che pesava come un mattone sul cuore. Non aveva mai creduto alle storie a distanza.
-“Adesso andiamo a casa“.

Tornarono nel loro appartamento e fecero l’amore. Alessandro fu dolcissimo e premuroso e, tra le sue braccia, lei si dimenticò del disagio che le procurava di solito il suo corpo burroso e si lasciò andare completamente, senza riserve.
Quando ebbero finito, tornarono rovinosamente alla realtà.
-“Devo organizzare tante cose prima della partenza” Disse Anna.
-“Ti aiuterò” Si offrì quindi lui. Lei si avvicinò al suo petto, ancora nudo.
-“Non voglio lasciarti!” Urlò, lasciandosi andare ad un pianto disperato, tra le sue braccia.
– “Tutto si sistemerà, non puoi sapere come andranno le cose…” La consolò lui, accarezzandole la testa.
Lei riemerse dal suo petto singhiozzando e lo guardò con gli occhi pieni di lacrime:
-“Le cose cambieranno” Sentenziò.

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