Questa del Pesce Rosso è una storia vera. E’ la storia del mio pesce rosso.

Un tempo, anche TondaMente è stata bambina. Era sempre tonda e paffuta, solo che era più nanetta e più curiosa, sicuramente più spontanea ed entusiasta di oggi. Era una di quelle bimbe sempre sorridenti e un pò ingenue, una bimba che guardava un sacco di cartoni animati della Disney, pensava che il mondo fosse un posto meraviglioso e non vedeva l’ora di crescere per poterlo esplorare.

Fino alla prima elementare TondaMente visse in un paesino in provincia di Brescia. Seppure originaria della Puglia, i suoi genitori avevano trovato lavoro al nord e tutta la famigliola viveva in un appartamento in un paesino piccino, con una fontana al centro, una fontana piena di pesci rossi a cui la gente, a volte, buttava qualche mollichina da mangiare. A TondaMente piaceva un sacco soffermarsi a guardare i pesciolini.

Poi, un giorno, finalmente, TondaMente ebbe il suo pesce rosso personale. Aveva una boccia rotonda e nuotava tranquillo. Addirittura, il pesciolino giocava con la bambina e, quando lei metteva un dito sul vetro della boccia, l’animale si avvicinava e gli dava un bacino, seguendolo poi in ogni movimento. Il pesce non parlava e non faceva nemmeno dei versi, non era molto di compagnia, però alla piccola piaceva mettersi lì e guardarlo, e poi era suo compito dargli da mangiare, una vera e propria responsabilità da grandi, e lei ne era orgogliosa.

Naturalmente il pesce rosso richiedeva tante altre attenzioni, ad esempio bisognava cambiargli spesso l’acqua, e, a dirla tutta, TondaMente, piccolina, di circa 6 anni, qualche volta si dimenticava di dargli da mangiare e toccava alla sua mamma rimediare a tutto questo.

Poi, un giorno, il pesce rosso scomparve. La piccola TondaMente, allarmata, chiese alla madre dove fosse finito, e la donna rispose che, siccome i turni di lavoro erano cambiati e il pesciolino richiedeva attenzioni che loro non potevano più dargli, lo avevano messo nella fontana del paese insieme agli altri pesciolini, così che non fosse da solo e potesse nuotare in un posto più grande, con la gente che gli avrebbe dato da mangiare tante mollichine.

Ma TondaMente, seppur ingenua e piccina, ebbe subito un pensiero di bambina curiosa che, data la curiosità, aveva avuto modo di scoprire un pò di cose della vita: Il mio pesce rosso è morto pensò e la mamma mi sta dicendo una bugia per non farmi piangere. Cercò il corpicino del suo pesciolino per tutta la casa, di nascosto. Poi, dato che non riuscì a trovarlo da nessuna parte, e dato che il papà, una volta, alla domanda dove va a finire la cacca, dopo che tiriamo lo scarico? le aveva risposto che dall’altra parte c’era una specie di spiaggia con una palma e tanta acqua dove poi, la cacca, si dissolveva magicamente (perchè tutta questa creatività, papà?! potevi dirmi: le fogne, cara, ci sono le fogne), TondaMente pensò che la mamma avesse buttato il corpicino del pesciolino nel gabinetto, così che potesse dissolversi magicamente su una meravigliosa spiaggia assolata e dai dubbi olezzi.

La mamma e il papà spesso portarono la piccola alla fontana a salutare il suo pesciolino. Ma TondaMente sapeva benissimo che era tutta una menzogna e che il suo pesciolino aveva fatto una brutta fine. Nonostante questo, taceva, nel dubbio, e guardava con aria interrogativa i suoi genitori che, con un pò troppo entusiasmo, indicavano a caso uno dei pesci nella fontana ed esclamavano: “Ah, guarda! E’ lui, è proprio lui!” Spesso aggiungevano commenti del tipo: “E’ ingrassato, lo fanno mangiare bene!“, oppure: “Guarda, guarda, nuota con una pesciolina, ha trovato la fidanzata!

TondaMente li osservava come fossero alieni. E si sforzava di riconoscere il suo pesciolino in quello che i genitori le indicavano, ma non c’era nulla da fare. Erano tutti uguali! Tantopiù che il pesce non la riconosceva e non seguiva il suo dito, non poteva essere lui. Un pò lusingata da tutto quel dispendio di energie solo per non farle affrontare la morte del pesce, guardava i genitori sbracciarsi con la consapevolezza di aver perso per sempre il suo amico con le pinne.

Passarono gli anni, e TondaMente non volle più nessun pesce rosso. Tutta la famiglia tornò in Puglia e i genitori la portarono pesino a salutare il pesce, prima di partire. TondaMente crebbe curiosa e sempre paffuta e, con gli anni, iniziò anche a maturare la maligna convinzione che fosse stata la madre ad uccidere il pesciolino, forse per sbaglio, sbarazzandosene poi nel gabinetto (il quale, aveva scoperto, non conduceva certo ad una spiaggia) e ingannandola per tutto quel tempo. Altrimenti non si sarebbe spiegato il perchè di tutto quell’impegno nel camuffare la vicenda, se non un terribile senso di colpa per un pescicidio.

E giungiamo così alla fine di questa storia, gennaio 2015, sala da pranzo di una TondaMente ormai donna e felicemente sposata, che ha invitato a cena i suoi genitori per mangiare assieme una pizza da asporto. Non si sa come, vien fuori la storia del pesce rosso. E TondaMente, finalmente, dopo tutti quegli anni, rivolta alla madre esclama, ridendo: Mà, levami una curiosità, ti pregoTi ricordi il pesce rosso, quello che mi dicesti che avevi buttato nella fontana?! Dimmi la verità, che fine ha fatto?” La mamma di TondaMente la guarda disorientata e risponde “Come che fine ha fatto? Nella fontanaMa dai mà, ribatte TondaMente “ora puoi smettere di mentire, non sono più una bambina, mi dici che fine hai fatto fare a quel povero pesce?! Ti è sfuggito mentre gli cambiavi l’acqua ed è morto, vero?! Me lo puoi dire! E’ normale. E poi l’hai buttato nel cesso!

E adesso sento l’esigenza di tornare a parlare in prima persona. Mia madre mi ha guardata come a dire: “Ma che minkia stai dicendo?! Sono seguiti attimi di silenzio imbarazzante. Lei e mio padre si sono guardati. Io aspettavo ansiosa l’ora della verità. “Vale” ha esordito mamma “non so che film tu ti sia fatta, ma il pesciolino lo buttammo nella fontana, insieme agli altri. Ricordi che ti portavamo anche a trovarlo?

Ma davvero? Cioè… davvero, davvero?

Davvero, davvero. E che ti pensi che eravamo scemi che ti portavamo alla fontana e vedere il pesce! Anzi, si era fatto pure bello grosso, gli davano da mangiare bene!

Oh-My-God! Per anni, e anni, e anni, diciamo forse circa 25 anni, ho creduto che il mio pesce fosse morto, attribuendone poi, col tempo, la colpa a mia madre. Pensavo che i miei genitori fossero davvero strani quando mi portavano alla fontana indicando un pesce che, ormai, non esisteva più, ed io pensavo di saperla davvero lunga. E invece no. E invece quello era davvero il mio pesce. Ma io ne ero così convinta. Dalla mia prospettiva tutto aveva senso, e…

Dalla mia prospettiva… Ne ero così sicura che ci avrei messo la mano sul fuoco. E me la sarei bruciata alla grande! I miei genitori hanno giurato che il pesce è sempre stato lì. Che cantonata grandiosa. Naturalmente, la sera in cui ho fatto questa scoperta ho riso un sacco per la mia idiozia, ma ho anche riflettuto.

Di quante cose siamo stra-convinte?! Di essere brutte, di non piacere al ragazzo più bello, di non meritare nulla…

E, cambiando prospettiva cosa accadrebbe?! E se fossimo vittime di un punto di vista sbagliato?!

Pensateci. Quante cose sarebbero potute essere diverse, senza alcune nostre convinzioni asserragliate nel cuore?

9 thoughts on “Storia di un Pesce Rosso – una Storia di Prospettive Errate

  1. Continuo a rileggere questa storia applicandola a tante situazioni che vivo… Davvero sconcertante ^^ in senso positivo ovviamente!

  2. Cara TondaMente, sono approdata sul tuo blog per caso, cercando informazioni su alcuni prodotti per curvy e devo dire che ne sono rimasta piacevolmente colpita: il tuo blog è ricco di informazioni utilissime e davvero ben fatto! Poi, continuando a leggere, sono arrivata a questo post e devo farti i miei complimenti: la storia è scritta benissimo(faccio l’autrice di mestiere) e l’insegnamento intrinseco è toccante, vero e intenso. Spesso siamo noi a costruire una gabbia che ci allontana dal mondo reale e non il contrario.
    Ti auguro di cuore che TondaMente cresca sempre di più e ti dia belle soddisfazioni!!

    1. Grazie mille Dona, per i complimenti 😉 Mi lusinghi. Da aspirante scrittrice (in passato ho pubblicato due libri con due piccole case editrici… ed è poi chiaramente finita lì 😉 ) non posso che esserne lusingata. E’ proprio vero: i punti di vista sono importanti, probabilmente cruciali nella vita e, a volte, ci impediscono di vedere delle cose fondamentali che abbiamo davanti al naso. Un abbraccio. V.

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